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Bersani arruola anche Galli «Scambio Imu-patrimoniale»

ROMA
Ultime ore di lavoro per la definizione delle liste elettorali del Pd. Stasera l’ok definitivo della direzione nazionale, ma la riunione del comitato elettorale del partito che ieri sera avrebbe dovuto chiudere la partita è slittata a stamattina. A quadro quasi definito, il problema è ora la “rivolta” dei territori che vorrebbero più spazio (soprattutto per i vincitori delle primarie) rispetto ai candidati del cosiddetto “listino” del segretario. Circa 100 nomi che Bersani ha voluto tenere fuori dalla primarie innanzitutto per dare spazio alle candidature delle società civile estranee alla tradizione del partito.
Ieri due annunci di peso: l’ex direttore generale di Confindustria Gianpaolo Galli e il numero due della Cisl Giorgio Santini. Si tratta di candidature che, come quella dell’economista Carlo Dell’Aringa, vogliono dare una connotazione più aperta e moderata al Pd, che con l’operazione Monti rischia di restare un po’ troppo schiacciato a sinistra. Nella stessa direzione vanno le 3 o 4 candidature cattoliche che Bersani annuncerà nelle prossime ore, tra cui quelle di Emma Fattorini e Alberto Melloni. Importante in questo senso la candidatura di Galli. «Conferma crescita e occupazione al centro della prossima legislatura», fa notare il numero 2 del Pd Enrico Letta. L’ex direttore dell’associazione degli industriali spiega così la sua scelta: «Ho accettato con convinzione la proposta di candidatura di Bersani perché il Pd ha dimostrato serietà, pragmatismo e una grande attenzione per i problemi reali dell’economia e per le prospettive dell’industria manifatturiera che per me è, e deve rimanere in futuro, il pilastro dell’economia italiana e delle nostre esportazioni – spiega Galli –. Aggiungo che ho molto apprezzato il sostegno leale che il Pd ha dato al governo Monti in un momento di assoluta emergenza nazionale, confermando ancora una volta che questo è un partito solidamente ancorato all’Europa e che sa mettere i problemi del Paese davanti agli interessi di parte».
Classe 1951, bocconiano doc, super-esperto di finanza, allievo del premio Nobel Franco Modigliani al Mit, Galli ha tra l’altro svolto attività di ricerca al Fondo monetario internazionale e ha lavorato al servizio studi della Banca d’Italia prima di essere nominato direttore generale di Confindustria dal 2009 al luglio del 2012. Nel corso di questo incarico si è distinto come l’uomo del dialogo con la Cgil durante la trattativa per l’accordo sulla rappresentanza e sui contratti industriali.
«Come fanno a stare nello stesso partito uno come Galli e uno come Epifani?», domandava a se stesso Pier Luigi Bersani ieri sera durante la conversazione con Lilli Gruber a Otto e mezzo. «A noi interessa l’economia reale – è l’autorisposta di Bersani, stufo di sentir parlare del “caso” Fassina piuttosto che del “caso” Vendola –. Nel nostro partito ci possono essere anche posizioni diverse, poi si arriva a una sintesi». Un Bersani volutamente molto poco anti-montiano e dai toni rassicuranti, quello visto ieri in tv, che ribadisce di essere in campo contro la destra e il berlusconismo e di voler invece collaborare con i centristi «saldamente europeisti» dopo il voto per la formazione di un governo il più ampio possibile. 
Insomma, l’avversario è Berlusconi mentre Monti è il competitor. Ma un avviso a Monti e ai suoi alleati Bersani lo vuole dare. «Dicono che se il Pd non vince al Senato Bersani non può fare il premier», lo provoca la Gruber. «Deve comandare quello che non prende voti, questa è un’antica teoria sconosciuta al resto dell’Europa occidentale», risponde Bersani. La democrazia è fatta con i numeri e chi avrà più numeri avrà anche l’onore e l’onere di guidare il governo. Poi l’altra stoccata. L’Imu che ora Monti vuole ridimensionare? «Fino a qualche giorno fa non si poteva cambiare niente, ora si vuole cambiare tutto. Quanti emendamenti abbiamo presentato in Parlamento che a Monti non stavano bene? Le persone cambiano…». Quanto all’Imu, il Pd vuole alleggerire quella sulla prima casa contando sugli introiti della patrimoniale immobiliare. La soglia? «Può essere un milione e mezzo di euro». «Rendita catastale», precisano subito dallo staff di Bersani.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

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