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Casa, tutti i passi per il primo acconto

Il rompicapo dell’Imu è arrivato all’ultimo miglio: mancano 41 giorni alla scadenza per il pagamento dell’acconto (18 giugno), e i contribuenti e gli amministratori locali sono ancora alle prese con una disciplina difficile da inquadrare e da applicare.
L’ultimo restyling è opera del Parlamento, che pochi giorni fa ha convertito con la legge 44/2012 il decreto fiscale (il Dl 16). È stato così introdotto, ad esempio, il limite di una sola abitazione principale per nucleo familiare, per arginare la prassi delle residenze diverse tra i coniugi nello stesso Comune. Ma cosa succede se ad aver preso la residenza in un altro alloggio è un figlio maggiorenne? O se le due case si trovano in città differenti? La legge non lo dice espressamente, e gli interpreti hanno già iniziato a proporre le proprie letture.
Quando le regole sono chiare, comunque, non è detto che siano facili da applicare, anche per la scelta “originale” di finanziare con la stessa imposta il Governo centrale e quelli locali. Basti pensare al meccanismo che impone ai cittadini di calcolare la quota di tributo destinata al Comune e quella indirizzata allo Stato. Certo, sull’abitazione principale tutto il gettito va al sindaco, ma basta avere due pertinenze della stessa categoria catastale (ad esempio, due garage, oppure una cantina e un magazzino) per doverne tassare una con l’aliquota ordinaria dello 0,76% e dover dividere in due quote – nazionale e locale – l’ammontare del tributo.
Né le cose sono più semplici per gli amministratori locali, i cui bilanci continuano a essere avvolti nell’ombra. I punti interrogativi per le amministrazioni locali – va chiarito subito – non sono un capitolo a sé, da addetti ai lavori, ma interessano da vicino i contribuenti. E questo per una ragione semplice: con i preventivi stretti dalle urgenze di cassa, le tante incertezze sulla disciplina dell’imposta e soprattutto sui frutti reali che questa può portare producono un’ovvia spinta al rialzo delle aliquote. In altri termini, nella confusione può crescere la tendenza a tutelarsi alzando il conto.
Le ragioni per un allarme del genere non mancano, e risiedono prima di tutto nei tanti ingranaggi poco trasparenti nel meccanismo dell’Imu. Le prime contestazioni, per esempio, si sono concentrate sulle stime di gettito indicate dal ministero dell’Economia per ogni Comune. La norma prevede che il «fondo di riequilibrio», cioè gli ex trasferimenti, oltre alle sforbiciate dettate dalle ultime manovre subisca un taglio ulteriore pari alla differenza fra l’Imu stimata dall’Economia e il gettito medio effettivo dell’Ici nel 2009 e 2010. I numeri ministeriali, lamentano i sindaci, sono ampiamente sovrastimati, con i risultati che i tagli sono certi e le “compensazioni” in entrata rimangono quantomeno ipotetiche.
Nessuno, poi, ha ancora calcolato l’impatto delle novità introdotte dal Parlamento nella legge di conversione del decreto fiscale, che hanno ridotto l’imposta per alcune categorie a partire dal settore agricolo. Per il momento, i numeri del gettito calcolati in base al decreto salva-Italia sono curiosamente sopravvissuti alle novità. Le difficoltà del sistema Imu rendono poi difficile la concreta applicazione di alcune possibilità in teoria offerte dalle norme, come l’aumento delle detrazioni per l’abitazione principale o un trattamento di favore su alcune categorie di immobili ritenute meritevoli di tutela, come quelli di piccole imprese e commercianti o le abitazioni concesse in affitto a canone concordato.
Su tutto il panorama, poi, pesa l’incognita delle successive revisioni di aliquote, che i Comuni possono ritoccare fino al 30 settembre e lo Stato addirittura fino al 10 dicembre. Un’incognita, questa, che non pesa sull’acconto, da pagare in base alle aliquote di riferimento indicate nel decreto salva-Italia, ma che rende per ora impossibile capire quale sarà il peso effettivo dell’imposta su ogni contribuente nel 2012.

0,76%
L’aliquota ordinaria
È il prelievo base sui fabbricati diversi dalla prima casa

Le scadenze data per data

PER I CITTADINI

18 giugno
L’ACCONTO ALLA CASSA
Entro questa data va versato l’acconto dell’Imu, pari al 50% dell’imposta calcolata applicando le aliquote base (0,4% prima casa, 0,76% sugli altri immobili tranne
i rurali strumentali, che hanno lo 0,2%). Per la prima casa, si può scegliere l’acconto di 1/3. Sui rurali strumentali, l’acconto è il 30%

17 settembre
LA SECONDA RATA
Per i proprietari di abitazioni principali che scelgono di pagare l’Imu in tre rate, scade il termine per il versamento della seconda rata, sempre pari a 1/3 dell’imposta annua calcolata secondo l’aliquota base (0,4% con detrazione di 200 euro)

30 novembre
RURALI DA ACCATASTARE
I fabbricati rurali (case e altre costruzioni) ancora censiti al catasto dei terreni, devono essere iscritti al catasto edilizio urbano entro questa data. Per questi fabbricati, l’acconto Imu non è dovuto: si paga tutto a dicembre

17 dicembre
CONGUAGLIO COMPLICATO
L’appuntamento con il saldo
si annuncia complicato per i proprietari: si dovrà calcolare l’imposta dovuta su base annua alla luce dell’aliquota definitiva fissata da Stato e Comune; poi bisognerà sottrarre l’importo già versato in acconto e dividere il saldo tra quota statale e comunale

PER I COMUNI

30 giugno
L’ORA DEL BILANCIO
Entro la fine di giugno i Comuni approvano il bilancio preventivo, utilizzando il gettito Imu convenzionale, cioè l’importo “stimato” dal ministero dell’Economia e delle finanze. Fin da adesso i Comuni possono approvare le delibere con le aliquote Imu e il relativo regolamento, anche se poi potranno modificarli

30 settembre
LE SCELTE SULLE ALIQUOTE
Le aliquote comunali devono essere definite entro la fine di settembre: ogni Comune deve quindi stabilire il livello del prelievo sulla prima casa (da 0,2% a 0,6%) e sugli altri immobili (da 0,46% a 1,06%). È possibile stabilire aliquote differenziate. Inoltre, sono possibili sconti fino allo 0,4% sugli immobili locali e delle imprese, così come un incremento delle detrazioni per l’abitazione principale

10 dicembre
LE DECISIONI DEL GOVERNO
Fino a sette giorni dalla scadenza per il versamento del saldo, il Governo può intervenire con un Dpcm per modificare le aliquote base dell’Imu, i margini di manovra dei Comuni e l’ammontare delle detrazioni per la prima casa. In pratica, Palazzo Chigi si riserva di rivedere il livello del prelievo alla luce del gettito derivante dal primo acconto. Se il Dpcm arriverà dopo settembre, però, l’intreccio con le decisioni dei Comuni rischia di creare problemi di coordinamento

Fonte: Il Sole 24 Ore

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