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Comuni: l’Imu verso la doppia base

Venerdì 19 ottobre, a Bologna, si è tenuta la 29° edizione dell’Assemblea nazionale dell’Anci, dove il Ministro dell’economia Vittorio Grilli ha dichiarato che per garantire una parte del gettito ai comuni e una allo Stato è necessaria la doppia base imponibile per l’Imu. Sempre il Ministro ha affermato che sarà praticamente impossibile che l’intero gettito derivante dall’imposta sia devoluto totalmente ed esclusivamente ai comuni, dal momento che la tassa sugli immobili dovrà rafforzare il Fondo statale di riequilibrio necessario per devolvere risorse economiche anche agli enti locali con base immobiliare meno ricca.
La buona notizia, però, c’è: già dal 2013, secondo Grilli, esiste la possibilità concreta di una conversione del tributo alla doppia base e ciò sarebbe possibile mediante la legge di stabilità. L’idea di fondo, ad ogni modo, resta quella di agevolare i comuni garantendo un maggior gettito anche se una percentuale dell’imposta rimarrà ad appannaggio dello Stato (seppur minore dell’attuale 50%).
“Siamo impegnati a ridisegnare l’Imu dando più garanzie ai comuni”, ha affermato il Ministro rispondendo alle domande dei sindaci ancora un po’ delusi dalle parole di Mario Monti nella giornata iniziale dell’Assemblea Anci di Bologna; infatti, aveva dichiarato Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia, “Il Governo ha garantito che compenserà le entrate mancanti dal gettito Imu. Hanno sbagliato le stime, spero che provvedano altrimenti ci hanno costretti ad approvare bilanci falsi”.
Il Ministro Grilli ha poi aggiunto: “così come formulata l’imposta municipale è un ibrido perché il cittadino non riesce a distinguere chi sta pagando. Ecco perché è indispensabile differenziare le basi imponibili: ciò che è dei comuni deve andare ai comuni, ad eccezione di una fetta da assegnare alla perequazione, ma va residuata comunque una base imponibile a favore dello Stato”.
Dunque, sorge palese la necessità di differenziare le due basi, una delle idee in merito è quella di lasciare ai sindaci l’Imu sulle abitazioni (senza differenza tra prime e seconde case) e affidare allo Stato l’Imu sugli immobili commerciali. Grilli ha detto che sull’Imu comunale “i sindaci avranno libertà d’azione”, ciò comporta che avranno notevoli margini di manovra su aliquote e detrazioni, come richiesto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.
È stato discusso, tuttavia, anche di un altro tema scottante, motivo di tensione fra comuni e Mef, ossia la riformulazione degli obiettivi del Patto di stabilità che permetta ai sindaci di sottrarre ai vincoli certe voci specifiche (spese finanziate con i fondi Ue). In merito a questo Grilli è stato più cauto: “i margini di manovra sono strettissimi” e, ha puntualizzato il Ministro, “occorre distinguere tra spese correnti e spese per investimenti, due voci che non possono essere poste sullo stesso piano”.
Quest’ultima affermazione è stata motivo di soddisfazione per l’Anci che da sempre richiede questa distinzione. Dunque il Minsitro Grilli, con le sue dichiarazioni, ha riconquistato la platea dei comuni dopo che mercoledì le parole del premier Monti avevano lasciato più malumori che altro; infatti, Graziano Delrio, presidente dell’Anci, ha espresso tutta la sua stima al Ministro, spendendo un plauso per il Governo che “ha restituito credibilità al paese grazie a un’autorevolezza sconosciuta ai precedenti governi”.
Molto apprezzato da Delrio l’impegno del Ministro sull’Imu ad iniziare dalla palese previsione che una quota d’imposta dovrà essere destinata ad incrementare il fondo perequativo con l’obiettivo di compensare le differenze di gettito tra territori. “Se l’Imu fosse al 100% comunale – ha dichiarato Delrio – Padova incasserebbe 40 milioni di euro in più, ma non tutti i comuni possono godere di questi cespiti. Basta che in un comune ci sia una centrale, una fabbrica, un consistente numero di seconde case per far sballare i conti. Questi attuali effetti distorsivi vanno attenuati”.
In merito al Patto, la richiesta dell’Anci è stata quella che, in attesa di nuovi sviluppi per le città metropolitane e per le spese di protezione civile, i comuni più piccoli, impegnati a realizzare fusioni o unioni, siano esonerati dal Patto visto che questo prevede che dal 2013 tutti i municipi saranno soggetti ai vincoli di bilancio.
Intanto, però, c’è di che gioire per i comuni; infatti si godono il risultato raggiunto con il decreto legge salva-enti (decreto-legge 174/2012) che ha arginato il taglio di 500 milioni per il 2012 costringendo i sindaci a reinvestire nella diminuzione dell’indebitamento gli importi decurtati. Il problema, ad ogni modo, si riaffaccerà nel 2013 quando il sacrificio ipotizzato sarà ben più grande: 2,5 miliardi. L’Anci vorrebbe che il meccanismo fosse esteso anche all’anno prossimo e auspica che nel 2013 siano presi come parametri di riduzione della spesa non i consumi intermedi ma i fabbisogni standard.

Fonte: La Gazzetta degli Enti locali

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