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Contraddittorio preventivo nei tributi locali

Il Caso di C. Carpenedo

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Prima dell’accertamento è necessario il preventivo contraddittorio endo procedimentale? Nel caso in cui non fosse stato esperito prima dell’emissione dell’atto, può essere causa di annullamento dell’avviso di accertamento?

La tematica va anzitutto inquadrata nel procedimento amministrativo che nel nostro ordinamento trova disciplina nella Legge 241/1990. Come noto, la legge disegna un procedimento amministrativo che garantisce la partecipazione dei soggetti che possono subire degli effetti dall’adozione dell’atto. Tuttavia proprio in tema di tributi locali, l’articolo 13 ne esclude l’applicazione, ragion per cui, quando gli uffici tributi adottano un provvedimento di accertamento non attivano la comunicazione di avvio al procedimento, mentre ben più diffusa è l’adozione del preavviso di diniego in caso di rigetto di un’ istanza di rimborso. La disciplina dei tributi locali si rifà a regole specifiche che si trovano contenute nello Statuto del contribuente e nella Legge 296/2006. Scorrendo le norme della legge 212/2000, non troviamo una regola generale esplicita sul contraddittorio, che infatti viene ritagliata all’interno dell’articolo 12 rubricato “Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali” e contempla il diritto del contribuente di comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che devono essere valutate dagli uffici impositori. La norma precisa che l’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza. Questa norma riguarda le verifiche fiscali che comportano un processo verbale emesso da parte degli organi di controllo, formula che rinvia a ispezioni e verifiche fiscali tipiche delle agenzie fiscali e non certo dei comuni che non sono dotati di poteri di accesso ispezione e verifica.

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