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Corto circuito sulle aliquote Imu

Oltre alla Tares, un altro corto-circuito normativo è innescato dalla norma (articolo 13, comma 13-bis, del Dl 201/2011) che obbliga i Comuni ad approvare le aliquote Imu 2013 entro il 23 aprile, pena l’applicabilità anche per quest’anno delle aliquote fissate nel 2012.
La scadenza è in contrasto con la legge di stabilità 2013, che ha ha rinviato al 30 giugno l’approvazione dei preventivi (comma 381), e ha poi previsto (comma 444) che i Comuni, per rispettare gli equilibri di bilancio, potranno rivedere tariffe e aliquote dei propri tributi fino al 30 settembre.
In questo quadro, l’obbligo per i Comuni di anticipare ad aprile le aliquote Imu è inutile, ma soprattutto inapplicabile. Le regole Imu sono ancora in subbuglio, si attendono le modifiche promesse da tutti in campagna elettorale, e una ripartizione del gettito profondamente modificata attende ancora di offrire numeri certi sulle risorse a disposizione di ogni ente.
Per approvare le aliquote 2013, poi, occorrerebbe definire il gettito 2012 ad aliquote standard, che determina le risorse da versare o ricevere nel Fondo di solidarietà.
Il dato avrebbe dovuto essere ufficializzato entro febbraio e avrebbe dovuto costituire la base per individuare il gettito 2013 attribuibile a ogni Comune, da definire con un nuovo accordo da approvare entro il 30 aprile. Di tutti questi dati non esiste traccia, per cui è impossibile per i Comuni stabilire ora i termini corretti di applicazione dell’Imu 2013. Il rischio, ovvio, è che i sindaci, per non ritrovarsi con una coperta troppo corta quando dovranno approvare il bilancio, siano nuovamente costretti a introdurre aliquote più elevate del necessario.
Un rischio di cui non c’è bisogno, e che può essere evitato rinviando il termine facendolo coincidere con quello del 30 giugno.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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