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Debiti e Comuni, la mappa dei pagamenti-lumaca

Per essere pagate dal Comune di Reggio Calabria le imprese hanno aspettato – in media – due anni. Al contrario, a Trento ci si può presentare alla cassa con quasi un mese d’anticipo rispetto alla scadenza della fattura ed essere sicuri di ricevere l’assegno del sindaco. 
Tra i Comuni capoluogo di provincia quello calabro è il peggior pagatore (ma ha diverse attenuanti), con un’attesa media l’anno scorso pari a 734 giorni. All’opposto, il più rapido nel saldare i fornitori è il Comune di Trento, che in media è riuscito a pagare 22 giorni prima della scadenza pattuita.

Le performance 

Reggio Calabria e Trento si trovano, rispettivamente, al primo e all’ultimo posto della classifica dei peggiori pagatori tra i Comuni capoluogo di provincia, stilata dal Sole 24 Ore del Lunedì in base all’«Indicatore di tempestività dei pagamenti». Un indice ufficiale e, soprattutto, omogeneo, che per la prima volta da quest’anno tutti gli enti locali devono calcolare e pubblicare sulla sezione “Amministrazione trasparente” del proprio sito. Un valore che, se superiore ai 90 giorni, fa scattare tagli alle spese e il blocco delle assunzioni. 

I dati sono riferiti al 2014, da pubblicare entro il 30 gennaio scorso, come prevede il decreto Irpef (Dl 66/2014) e da aggiornare poi ogni tre mesi. Ma non tutti l’hanno fatto: all’appello mancano ancora – solo tra i Comuni capoluogo – 132 realtà (si veda la lista degli inadempienti nelle note della tabella a fianco) compresi due capoluoghi di regione come Aosta (ferma al 2012 e senza indice unitario) e Campobasso. Al contrario c’è chi si è portato avanti e prima della data ultima del 30 aprile prossimo ha già pubblicato l’indice del primo trimestre 2015: tra queste Roma e Venezia, entrambe peraltro in appesantimento sui tempi rispetto al 2014.

Il primato negativo di Reggio Calabria è frutto anche di un paradosso segnalato peraltro anche dall’Anci al momento di mettere a punto l’indicatore. Lo evidenzia lo stesso Comune nel pubblicare l’indice: ad alzare la media ha contribuito anche l’operazione di pulizia dei vecchi debiti portata avanti proprio l’anno scorso. Quelle saldate, infatti, erano per legge fatture vecchie, anteriori al 2013. Ecco il paradosso: proprio la «straordinaria operazione di pagamento dei debiti della Pa – si legge nella nota – è diventata base di calcolo per i tagli». A peggiorare poi il dato 2014 si è aggiunto anche lo stop di sei mesi ai pagamenti scattato quando la Corte dei conti ha bocciato il piano di riequilibrio dell’ente dissestato. 

Nelle condizioni di Reggio Calabria si potrebbero trovare molti altri Comuni (anche tra quelli a rischio sanzione) che hanno approfittato del Dl sblocca-debiti e ora si ritrovano penalizzati da un indice strutturato «per cassa». Così, per esempio, Napoli, che vanta una performance di soli 42,5 giorni di attesa, ma evidentemente calcolata senza tenere conto del pagamento dei debiti pregressi. Lo ammette lo stesso Comune che nel rendere noto l’indice ricorda come – sempre grazie alle anticipazioni di liquidità erogate da Cdp nel 2014 – sono stati pagati tutti i debiti del periodo 2008-2013. «Considerando anche questi pagamenti – si legge sul sito del Comune – il tempo medio, compreso l’anno 2014, si attesta su 197,31 giorni». Ben al di sopra, dunque, della soglia di rischio dei 90 giorni. 

All’altro capo della classifica i 17 pagatori più veloci (il 14% del totale) nei quali l’indice assume valore negativo e denota quindi la capacità di saldare prima della scadenza. In buona parte al Centro-Nord, con la significativa eccezione di Taranto, al secondo posto.

Le sanzioni 

Oltre a garantire la trasparenza, l’indicatore da quest’anno fa scattare anche sanzioni: tutti gli enti locali che nel 2014 hanno un indice superiore ai 90 giorni (comunque 60 in più rispetto ai termini di legge), si vedranno bloccare le assunzioni e rischiano ulteriori tagli alla spesa per beni e servizi. Secondo questa classifica, si trova in questa situazione il 14% dei Comuni capoluogo: 17 su 117 (si veda l’elenco dei “troppo lenti”). Da quest’anno poi la soglia limite scenderà a 60 giorni. 
Non del tutto adempienti anche molti Comuni della classifica generale che hanno indici non aggiornati: Benevento, per esempio, che così si piazza al secondo peggior posto. Ragusa non aggiorna dal 2012 e presenta un indice, suddiviso per tipologia di spesa che oscilla da un minimo di 110 a un massimo di 350 giorni. Forse i ritardatari non sanno che così perdono gli effetti «calmieranti» del nuovo indice (si veda l’articolo a fianco). 

Non è chiaro se e come le sanzioni possano applicarsi anche agli enti che non hanno misurato i ritardi secondo le nuove indicazioni. Mentre chi non ha compilato la sezione sui pagamenti rischia, in più, anche le sanzioni previste dal decreto trasparenza: oltre a provvedimenti disciplinari, sono a rischio premi e trattamenti accessori della retribuzione.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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