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Editoriale rivista Tributi locali e regionali n. 4-5/2013

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Anticipiamo per i nostri  lettori l’editoriale del prossimo numero della rivista “Tributi locali e regionali”  n. 4/5/2013


di Luigi Lovecchio e Pasquale Mirto

Il decreto di fine agosto (d.l. n. 102/2013) ha deluso le aspettative. Ci si aspettava la riforma dell’imposizione immobiliare locale e invece non si è riusciti neppure a risolvere la questione del pagamento della seconda rata dell’Imu sull’abitazione principale e fattispecie connesse.

Il rischio di ennesime soluzioni “pasticciate” quindi è sempre dietro l’angolo. Nel frattempo, si è resa pres-socchè unanime l’opinione negativa dei tecnici indipendenti sulla esenzione dell’abitazione principale, sia in termini di priorità nell’utilizzo di risorse molto scarse, sia in termini di effetti sull’autonomia dei comuni.Con queste premesse, è evidente che l’attesa per l’annunciata Service Tax (crisi politica permettendo) è carica di timori, più che giustificati. Al momento, l’unico materiale a disposizione sono le dichiarazioni ufficiali da parte di esponenti del Governo che appaiono tra loro, a volte, contrastanti. Così accade quando ad esempio si annuncia l’abbandono dell’imposizione patrimoniale in favore di un tributo che colpisce l’occupazione di immobili ma poi si nega che il prelievo sarà posto a carico degli inquilini. Anche l’annuncio di una imposizione immobiliare informata a criteri di progressività è pericoloso perché, in assenza di un’imposta patrimoniale generale, rischia di penalizzare gli investimenti immobiliari a tutto vantaggio di quelli finanziari. Se il modello di riferimento è lo schema di decreto legislativo sulla Res (rifiuti e servizi) approvato dal Consiglio dei Ministri del 24 ottobre 2011 le variazioni annunciate potrebbero rivelarsi stravolgenti rispetto all’antecedente storico.Sembra invece tramontata (per fortuna) l’idea di introdurre un prelievo unitario sugli immobili che accorpi, nell’ambito di un’unica disciplina e di un unico presupposto, anche il prelievo sui rifiuti. Come già evidenziato in passato, una simile soluzione sarebbe stata a forte rischio di incompatibilità con il principio comunitario “chi inquina paga”.

In proposito, sembra che la soluzione prescelta sia la sostanziale scissione del futuro tributo in due parti, di cui una a carattere di tassa istituita a fronte del finanziamento del costo del servizio di gestione dei rifiuti.

Ugualmente probabile appare l’inserimento di una tariffa corrispettiva opzionale, alternativa rispetto alla tassa, con previsione di condizioni di accesso meno rigorose rispetto a quanto disposto nell’ambito della Tares.

Desta forti perplessità la possibilità che il tributo possa essere commisurato ai metri quadrati piuttosto che al valore catastale dell’immobile. Il parametro dei metri quadrati, se non corretto con opportuni indici reddituali, non appare infatti rispettoso del principio di capacità contributiva.

Quanto all’eterno tema della riscossione, che unitamente al prelievo sui rifiuti dimostra che in questo Paese  i nodi si preferisce non affrontarli, tutto sembra affidato alle sorti della delega fiscale all’esame del Parlamento.

Dando per scontata la proroga degli affidamenti ad Equitalia almeno alla fine del 2014, il punto critico resta sempre il delicato equilibrio tra apertura al mercato e funzione essenzialmente pubblicistica del servizio.

 

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