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Enti in pre-dissesto, piani di riequilibrio nel caos contabile

Sul «predissesto» degli enti locali sono stati in tanti ad esprimere entusiasmi e qualcuno a nutrire dubbi sin dal suo esordio legislativo (Dl 174/2012); questi ultimi ritenevano che fosse stato per lo più istituito per graziare gli amministratori incapaci dalle maglie sanzionatorie del Dlgs 149/2011, in primis il fallimento politico dei sindaci.

Gli incidenti di percorso hanno fatto il resto. Primo fra tutti, una giurisprudenza formatasi contraddittoriamente. Con la conseguenza che quanto deciso in materia di dissesto guidato dalle sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti venisse congelato dai giudici amministrativi. Il Dl 35/2013, che nel concedere l’assunzione di mutui trentennali destinati ai pagamenti delle forniture arretrate, ha mutato i presupposti della programmazione originaria del rientro con l’attribuzione delle nuove risorse. Stesso problema è venuto fuori dal riparto del fondo di rotazione: una quota per residente, prevista con un massimo di 300 euro, scesa a 280 per il 2012 e precipitata a 114 per quelli resisi istanti nel primo semestre 2013 (si veda Il Sole 24 Ore del 5 settembre). Incongruenze che hanno messo in rilievo la debolezza dell’istituto e della sua procedura, in cui l’attribuzione delle risorse avveniva in fasi molto successive all’elaborazione del ripianamento finanziario.

Il forte rinvio dei termini per l’approvazione del preventivo 2013 – prima al 30 settembre e poi al 30 novembre 2013 – ha fatto il resto, considerato il naturale obbligo delle amministrazioni locali di rappresentare nel progetto di risanamento anche il preventivo riferito al 2013. Lo stesso che è stato poi prorogato a fine novembre, con la probabile conseguenza di produrre due previsioni diverse per lo stesso periodo e contraddittorie a tal punto da rendere non credibile il piano di rientro. Una scelta, quella del rinvio, che rimanda, tra l’altro, il riconoscimento dei debiti fuori bilancio (Il Sole 24 Ore, 9 settembre 2013), fondamentali nella determinazione delle risorse necessarie.

L’operazione Imu ha assetato un altro colpo. Con l’abolizione della prima rata, anche se accompagnata dalla compensazione sulla base del gettito 2012, ha disorientato ogni programmazione del riequilibrio, vanificando ogni previsione dei presupposti economico-finanziari sulle entrate fiscali e impedendo ogni verosimile calcolo sulle componenti positive tributarie sulle quali fondare un credibile percorso di risanamento. Una serie di difficoltà operative e di contraddizioni che renderanno davvero difficile il compito della Commissione ministeriale e del magistrato contabile di pervenire, rispettivamente, a pareri e giudizi favorevoli.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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