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«Gli 1,6 miliardi a misure coerenti con le riforme»

La differenza di un decimo di punto di Pil che si determina quest’anno tra deficit tendenziale e programmatico grazie al miglioramento del quadro macroeconomico e dei tassi d’interesse, il cosiddetto “tesoretto” da 1,6 miliardi, sarà utilizzato per «misure con effetti temporanei sul bilancio, per il 2015, ma coerenti con il processo di riforme intrapreso». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha confermato con un passaggio netto, nel corso della sua audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio riunite di Senato e Camera, che il governo è intenzionato a utilizzare il margine fiscale sul quale in mattinata avevano sollevato perplessità sia l’Ufficio parlamentare di Bilancio sia la Banca d’Italia. «Nessuna decisione è stata ancora presa e valuteremo con prudenza l’effettiva disponibilità delle risorse» ha detto il ministro rifiutandosi di usare il termine “tesoretto”. 

Un margine che salirà allo 0,4% nel 2016, l’anno in cui verrà esercitata la clausola delle riforme e utilizzata la flessibilità prevista dalle regole europee per una manovra espansiva «che sarà condotta nel pieno rispetto dei saldi», con la conferma del pareggio strutturale nel 2017 e di quello nominale nel 2018. L’anno prossimo, inoltre, il disinnesco di tutte le clausole di salvaguardia su Iva e accise previste dalle leggi di stabilità 2014 e 2015 garantirà il calo della pressione fiscale complessiva, che nel 2019 sarà in linea con i livelli del 2011.
Padoan ha ripetuto che la strategia del Governo si svilupperà su tre linee: quella di una politica di bilancio di sostegno della crescita in atto nel rispetto dei saldi, l’attuazione di un ventaglio di riforme strutturali giudicate «rilevanti e a loro volta in grado di migliorare i saldi», la realizzazione di un miglioramento complessivo del contesto per l’attività d’impresa.

L’azione di politica economica si dispiegherà – ha poi aggiunto il ministro – nel pieno rispetto delle regole europee della spesa e del debito. La prima ha come pilastro la spending review aggiuntiva per 0,6 punti di Pil nel 2016, la seconda regola, quella del debito, è già rispettata anche quest’anno: «L’insieme delle circostanze eccezionali, deflazione e crescita negativa, sono sufficienti per considerare la regola del debito soddisfatta, e questo lo dice la Commissione europea» ha spiegato Padoan citando la relazione di Bankitalia che nel triennio 2016-2018 indica un calo del debito del 9,1 per cento. A realizzare quest’impegnativo risultato saranno le privatizzazioni, che nel periodo daranno un contributo dell’1,7% cumulato, un più basso premio di rischio pagato sugli interessi e un crescente avanzo primario, che nel 2019 arriverà al 4 per cento.

Il ministro ha insistito sul «cambio di marcia» che si è registrato nella situazione economica del Paese uscito dalla recessione e ha detto che la ripresa sarà più rapida, la crescita maggiore di quanto previsto: «Il Governo agirà per sostenere questa ripresa evitando aumento fiscale e rilanciando gli investimenti». La spesa pubblica per investimenti, in particolare, crescerà dell’1,9% quest’anno e del 4,5% nel 2016. Mentre per riattivare gli investimenti privati si sta tra l’altro lavorando con la Commissione Ue, ha concluso Padoan, per individuare meccanismi di ri-attivazione del credito bancario tramite una «trattazione delle sofferenze che abbia un costo il più contenuto possibile per la finanza pubblica e che sia compatibile con la disciplina degli aiuti di Stato».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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