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Il fondo Tasi in bilico

Alla fine una parte del buco apertosi nei conti pubblici, dopo la sentenza della Consulta sulla rivalutazione delle pensioni, potrebbero essere chiamati a colmarlo i comuni. A cui difficilmente il decreto enti locali, che andrà lunedì in consiglio dei ministri, potrà garantire la totale copertura dei 625 milioni necessari a compensare i minori introiti sofferti dal passaggio dall’Imu alla Tasi.

Ieri Anci e governo (per l’esecutivo erano presenti il sottosegretario alla presidenza del consiglio Claudio De Vincenti e i sottosegretari all’economia Pier Paolo Baretta, agli affari regionali Gianclaudio Bressa e alla p.a. Angelo Rughetti) si sono nuovamente incontrati per concordare i contenuti del provvedimento, atteso ormai da mesi. Molti i sì portati a casa dai sindaci. Dall’utilizzo per la spesa corrente dei proventi della rinegoziazione dei mutui con la Cassa depositi (gli enti potranno aderire fino al 22 maggio e avranno tempo fino al 27 maggio per trasmettere la documentazione richiesta), all’esclusione delle sanzioni per le città metropolitane che hanno ereditato gli sforamenti Patto delle vecchie province, dall’allentamento dei vincoli sul personale, all’anticipo del Fondo di solidarietà (pari all’8% del gettito Imu in modo da finanziare anche i comuni cosiddetti incapienti, cioè quelli che invece che attingere al fondo dovranno alimentarlo).

L’anticipo sarà versato entro fine mese in modo da evitare pericolose situazioni di sofferenza finanziaria che in molti comuni potrebbero anche mettere a rischio il pagamento degli stipendi.

Per gli enti si tratta di una boccata d’ossigeno quantomai provvidenziale in vista della predisposizione dei bilanci di previsione, la cui deadline è slittata al 30 luglio. Anche se l’assenza di certezze sul quantum del fondo Imu-Tasi pesa come un macigno sulla contabilità comunale.

«Per molti comuni questi soldi rappresentano il discrimine tra poter fare i bilanci e non farli», ha osservato il sindaco di Lecce e vicepresidente vicario Anci, Paolo Perrone. «Se questi soldi non dovessero arrivare, significherebbe che per 1.800 comuni il taglio per il 2015 non sarebbe più di 1,5 ma di 2,125 miliardi».

Ma le aspettative dei sindaci dovranno scontrarsi con la dura realtà dei conti pubblici e con la necessità di reperire risorse per i rimborsi ai pensionati penalizzati dalla mancata rivalutazione delle pensioni decisa nel 2011 dal governo Monti. Il presidente dell’Anci, Piero Fassino, lo ha ammesso chiaramente. «Sul quantum del fondo il governo si è riservato di fare altri approfondimenti anche in relazione al nuovo scenario che si è determinato dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni». Fassino ha però apprezzato l’operato del governo per l’ok a misure «che vanno nella direzione di agevolare la gestione quotidiana della vita delle amministrazioni pur in un quadro che continua a essere oneroso e non semplice per lo sforzo richiesto ai comuni».

Nessuna speranza, invece, per una eventuale riapertura dei termini per l’approvazione dei rendiconti. La scadenza resta fissata al 30 aprile, ma di fatto gli enti potranno contare su un mese in più, visto che la messa in mora da parte dei prefetti non scatterà prima del 20 maggio. Chi dunque riuscirà a chiudere i consuntivi entro questo mese difficilmente andrà incontro a conseguenze.

Fonte: Italia Oggi

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