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IMU: il calcolo della base imponibile in alcuni casi frequenti

Il Punto di S. Zammarchi

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Come è noto, per determinare la base imponibile dei fabbricati ai fini IMU, occorre conoscere la rendita catastale, incrementarla del 5% e moltiplicarla per uno dei coefficienti stabiliti dal D.L. n. 201/2011, scelto in base alla categoria catastale di appartenenza del fabbricato. Non sempre però è possibile trovare tale informazione, stante la previsione normativa che impone di assumere la rendita catastale esistente “in atti” al 1° gennaio di ciascun anno d’imposizione Questa regola vale a condizione che l’immobile non abbia subito variazioni nel corso dell’anno.

Così se un fabbricato, durante l’anno, è stato interessato da lavori di ristrutturazione (ex art. 3, comma 1, lett. d) del c.d. TUE, D.P.R. n. 380/2001) che ne hanno modificato la consistenza, l’unità immobiliare sarà tassata distinguendo l’imponibile in base alle diverse situazioni in cui si trova il fabbricato nel corso dell’anno. Se, ad esempio, i lavori di ristrutturazione sono partiti ad inizio aprile, e questi si sono conclusi a fine settembre, la base imponibile sarà determinata con la rendita in atti al primo gennaio dell’anno di riferimento, considerando i mesi precedenti alla ristrutturazione, ossia fino a marzo compreso. Per il periodo che intercorre fra aprile e settembre compresi, la base imponibile è determinata considerando il valore venale dell’area edificabile, dove insiste il fabbricato sottoposto a ristrutturazione. Al termine dei lavori, occorrerà aggiornare i dati catastali attraverso la presentazione del “DOC.FA” incaricando un tecnico abilitato che determinerà una rendita proposta. La nuova rendita determinata con DOC.FA potrà essere utilizzata  a partire dal mese di ottobre.

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