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Incasso su conto corrente del Comune: i problemi da risolvere

Il Punto di S. Zammarchi

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È ormai scattato il conto alla rovescia per l’utilizzo del conto corrente intestato all’ente locale, per le riscossioni spontanee di entrate comunali affidate al concessionario. Come è noto, dal 1° ottobre p.v., i Comuni saranno tenuti al rispetto dell’adempimento imposto dall’articolo 2-bis del decreto legge 22 ottobre 2016, n. 193, afferente alle nuove regole che disciplinano gli incassi riferiti alle riscossioni volontarie.

Il decreto menzionato è stato integrato, in sede di conversione, con Legge n. 225/2016, al Capo I, rubricato “Misure urgenti in materia di riscossione”, con l’art. 2-bis, intitolato “Interventi a tutela del pubblico denaro e generalizzazione dell’ingiunzione di pagamento ai fini dell’avvio della riscossione coattiva” . Con tale previsione il legislatore, in deroga all’art. 52 del D. Lgs. n. 446/1997 che riconosce potestà regolamentare agli enti locali, impone ai Comuni di incassare le entrate spontanee direttamente sul proprio conto di tesoreria o su conti correnti postali intestati allo stesso ente locale o, in alternativa, provvedere a riscuotere, dove questo sia concesso dalla normativa in materia di entrate tributarie locali, tramite modello F24 o, ancora, tramite strumenti di pagamento elettronici resi disponibili dagli enti impositori. La decorrenza della disposizione in rassegna è stata prorogata, rispetto a quella stabilita inizialmente, dall’art. 13, comma 4, del D.L. n. 244/2016, così come sono state ampliate le modalità di riscossione, con la riforma operata in sede di conversione del D.L. n. 50/2017 che ha espressamente aggiunto la possibilità di utilizzare anche il conto corrente postale, non indicato nella prima stesura della normativa.

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