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La Cassazione pone dubbi sulla natura della TIA2 e della tariffa puntuale

Il Punto di S. Zammarchi

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La vicenda sulla natura giuridica della tariffa rifiuti sembra porre dubbi anche sulla cosiddetta TIA2 che, a differenza della TIA1, ossia la tariffa d’igiene ambientale istituita dall’articolo 49, del D. Lgs. n. 22/1997 (già denominato anche “Decreto Ronchi”), era ritenuta un’entrata corrispettivo, ossia un’entrata commisurata all’erogazione dello specifico servizio. Tale perplessità emerge dalla lettura della sentenza 11 luglio 2017, n. 17113, con cui la Suprema Corte è stata chiamata ad intervenire in ordine all’applicazione dell’addizionale provinciale, cioè del tributo per l’esercizio delle funzioni ambientali (TEFA), introdotto dall’articolo 19, del D. Lgs. n. 504/1992. La decisione assunta dai giudici con l’ermellino doveva risolvere una controversia sorta fra il gestore del servizio rifiuti ed una società utente di tale servizio, sulla giurisdizione competente a trattare la questione sorta in merito alla legittimità circa l’applicazione dell’addizionale sopra citata, sulla TIA2.

Natura giuridica TIA2

I giudici di piazza Cavour hanno aperto la propria dissertazione evidenziando che, per giungere ad una corretta decisione, occorre prima chiarire la natura giuridica della TIA2, ossia dell’entrata su cui viene determinato il TEFA. Pertanto, hanno ripercorso l’evoluzione normativa e giurisprudenziale in ambito di tariffa d’igiene ambientale, partendo dalla composizione della TIA1 e dal regolamento di cui al D.P.R. n. 158/1999 che ha elaborato il metodo normalizzato.

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