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La finanza locale tra crisi economica e spending review: le indicazioni della corte dei conti

La relazione sulla gestione finanziaria degli Enti Locali negli esercizi 2010-2011, depositata il 2 agosto scorso, fornisce dati di valutazione fondamentali che dovrebbero orientare, in modo diametralmente opposto a quello attuale, gli interventi sulla finanza locale da parte del Governo.

Dalla relazione emerge che i risultati della finanza locale nel 2011 hanno risentito pesantemente delle manovre anti-crisi.

Per gli enti locali la contrazione delle entrate da trasferimenti ha generato la necessità di attuare azioni per il riequilibrio e riguardo alla spesa, si è rilevata una flessione di quella corrente, in particolare per il personale, sia nei comuni sia nelle province e una più evidente frenata di quella per investimenti: un decremento che si è ripetuto negli ultimi esercizi, provocando un preoccupante crollo nella realizzazione di investimenti.

Le tendenze della gestione di cassa dei Comuni e delle Province si osservano contestualmente a maggiori difficoltà da parte dei Comuni al raggiungimento degli obiettivi del patto di stabilita interno, mentre le Province ottengono ancora un saldo finanziario consolidato ampiamente positivo.

Nel periodo tra il 2009 e il 2011 diminuisce la spesa complessiva sia nei Comuni che nelle Province, attestandosi su cali del 4,03% nei Comuni e del 8,90% nelle Province.

Il comparto degli investimenti nell’arco del triennio registra una variazione negativa, rispettivamente, del 19,94% e del 25,87%.

La quota di bilancio del conto capitale si riduce di anno in anno malgrado il gap infrastrutturale italiano rispetto agli altri paesi europei e lo stimolo che tale settore potrebbe rappresentare per l’economia.

Il perdurare di tale diminuzione, specialmente per i Comuni, che dovrebbero realizzare la maggior parte degli investimenti pubblici del Paese, concorre a determinare effetti depressivi.

Le esigenze di coordinamento della finanza pubblica hanno imposto per il 2011 una manovra onerosa per gli enti locali, la cui attuazione prescrive un arduo sentiero di correzione. In una condizione della finanza locale che permane, complessivamente, problematica le azioni degli enti dovranno ancora rivolgersi essenzialmente alla riduzione di spesa, in quanto il livello raggiunto dalla pressione fiscale non sembra consentire significativi aumenti delle entrate proprie e la crisi della finanza nazionale costringe alla continua riduzione dell’intervento pubblico.

Le regole del patto di stabilità dovranno essere inserite in un contesto di programmazione della finanza pubblica che sappia confrontarsi con le attuali occorrenze, dovendo coniugare le esigenze di rigore con interventi per riqualificare la spesa a favore di quella produttiva.

Anche nell’attuale momento di grave difficoltà della finanza pubblica, è necessario che si ristabiliscano margini adeguati, in linea con gli obiettivi nazionali di finanza pubblica, che consentano agli enti di realizzare gli investimenti necessari alla crescita.

Resta quindi imprescindibile la necessità, che in parte può essere affidata all’intervento regionale, di stabilire una disciplina che consenta margini di recupero alla spesa di investimento, concentrando maggiormente le misure a carico della parte corrente dei bilanci.

Le manovre attuate negli ultimi anni hanno dovuto misurarsi con gli effetti della crisi in atto che hanno accresciuto le difficoltà per la finanza pubblica e generato maggiori esigenze di sostegno ai redditi e all’economia.

Tuttavia, è risultato difficile mobilitare risorse per sostenere la crescita economica, per cui lo sforzo si e maggiormente appuntato verso azioni di riqualificazione della spesa pubblica che hanno interessato in particolare la spesa per il personale.

L’attuazione del “federalismo fiscale” potrebbe comportare nuove opportunità sul fronte delle entrate, attuando meccanismi che incideranno sulla composizione delle risorse, mentre la spesa sarà governata secondo nuovi criteri specie con riguardo alle funzioni fondamentali.

Le previsioni del D. L. 95/2012 sulla spending review peggiorano notevolmente la situazione finanziaria degli enti locali.

Per il sistema delle autonomie, si ripropone la quantificazione di tagli pari a 500 milioni di euro per l’anno 2012 e 2.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013 per i Comuni e di 500 milioni di euro per l’anno 2012 e 1.000 milioni di euro a decorrere dal 2013 per le Province.

L’art. 16 del Decreto Legge, da solo, prevede un risparmio complessivo di due miliardi e 300 milioni di Euro nel 2012 e di 5 miliardi e 200 milioni dal 2013, tutti a carico di Regioni, Province e Comuni.

Come faranno, in queste condizioni, le Regioni e gli Enti Locali, dopo i tagli già insostenibili previsti dalle precedenti manovre, ad assicurare “l’invarianza dei servizi ai cittadini”?

Un taglio così oneroso e assolutamente sproporzionato tra i diversi comparti della PA, si traduce nella impossibilità per molti Enti Locali di deliberare gli equilibri di bilancio entro fine settembre e garantire i servizi ai cittadini, provocando dissesto e disavanzo già quest’anno e per l’anno prossimo in moltissimi altri.

Non trascura il Governo di disciplinare in modo dettagliato le modalità di recupero dagli Enti Locali di tali somme.

Per i Comuni: l’Agenzia delle Entrate ha il compito di recuperare le somme all’atto del pagamento agli stessi Comuni dell’IMU unitamente alla quota già riservata allo Stato.

Per le Province: l’Agenzia delle Entrate provvede al recupero delle somme a valere sui versamenti dell’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore.

I tagli dovrebbero essere differenziati tenendo conto delle analisi di spesa del super commissario Bondi.

In ogni caso, che ci siano o no dei dati, provvede, entro il 15 ottobre 2012, un decreto del Ministro dell’Interno in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi.

E tutto il lavoro in corso di svolgimento, con ingente impiego di risorse, di persone, ecc., per determinare finalmente, secondo criteri maggiormente oggettivi, i costi e i fabbisogni standard di comuni province e regioni?

Secondo l’art. 1-bis della Legge 6 luglio 2012 n. 94, di conversione del D. L. 52/2012, che ha avviato la “spending review” e legittimato la nomina del super commissario, ai fini della razionalizzazione della spesa, “il Governo verifica prioritariamente l’attuazione della procedura per l’individuazione dei costi e dei fabbisogni standard e degli obiettivi di servizio, secondo quanto previsto dal D. Lgs. 216/2010 e dall’art. 13 del D. Lgs. 68/2011, provvedendo all’acquisizione e alla pubblicazione dei relativi dati entro il 31 dicembre 2012 nonché a ridefinire i tempi per l’attuazione dei medesimi decreti sui costi e fabbisogni standard entro il primo quadrimestre 2013”.

Eppure nell’art. 16, nel determinare i tagli a Regioni, Province e Comuni, di tutto questo non vi è traccia, se si eccettua un generico richiamo al comma 6, riferito ai Comuni, ma del tutto ignorato per Regioni e Province.

Per i Comuni, in sede di conversione in legge del D. L. 95/2012, arriva una boccata d’ossigeno con la destinazione complessiva, tramite le Regioni, di 800 milioni di euro in misura pari all’83,33 per cento degli spazi finanziari, validi ai fini del patto di stabilità interno, ceduti da ciascuna Regione e attribuiti ai comuni ricadenti nel proprio territorio.

Il contributo è destinato dalle regioni alla riduzione del debito.

Gli spazi finanziari ceduti da ciascuna regione vengono ripartiti tra i comuni, al fine di favorire i pagamenti dei residui passivi in conto capitale in favore dei creditori.

Si tratta quindi di un aiuto che consente ai Comuni di effettuare pagamenti di somme dovute per opere già eseguite e non per avviare nuovi investimenti.

A ciò si aggiunga che nella seduta del 2 agosto 2012 la Conferenza Stato-Città ha deliberato un ulteriore rinvio del termine del bilancio di previsione per il 2012 da parte degli Enti locali, ora fissato al 31 ottobre 2012.

Come si fa a programmare interventi, attività per un esercizio finanziario con un bilancio approvato a due mesi dalla fine dell’anno?

Non servono commenti per definire lo stato attuale dell’autonomia finanziaria degli enti locali e le prospettive future.

La spiccata tendenza al centralismo nella gestione della spesa e alla compressione delle autonomie non può che portare a conseguenze nefaste nell’erogazione dei servizi essenziali ai cittadini.

Non ci resta che continuare a chiedere la tutela delle autonomie locali, perché oggi più che mai occorre che i cittadini abbiano la sensazione di una politica vicina ai bisogni ed alle aspettative, che sappia dare risposte immediate, che possa contare sulle risorse necessarie ad erogare i servizi essenziali e ad effettuare quegli investimenti immediati e necessari per il territorio, con funzione anticiclica nell’attuale situazione di crisi per le imprese locali medie e piccole, e che sia soggetta al controllo diretto e immediato del cittadino elettore.

 

Fonte: Leggioggi.it

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