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La legge di stabilità dovrà seguire le orme Ue

Fonte: Il Sole 24 Ore

La variabile politica è decisiva per marcare il percorso e il contenuto della prossima legge di stabilità, che comunque andrà consegnata al Parlamento e a Bruxelles entro il 15 ottobre. E dunque il passaggio parlamentare di oggi, con il voto di fiducia chiesto da Enrico Letta, servirà a fare chiarezza sui contenuti e gli impegni programmatici richiesti da Bruxelles. Per rispettarli occorrono una maggioranza coesa ed una strategia quanto meno di medio periodo. Non una legge di stabilità esclusivamente “tabellare”, dunque, ma un percorso cogente per sostenere riforme e ripresa, soprattutto per quel che riguarda gli eventuali disegni di legge collegati che dovrebbero sostenere l’impianto contabile della ex Finanziaria e avviare la riduzione del prelievo fiscale in primo luogo sul lavoro. Il timing e il contenuto della nuova governance europea sono riassunti nelle raccomandazioni rivolte al nostro Paese alla fine dello scorso maggio. Linee di azione che impongono di impostare una strategia di politica economica in linea con gli impegni sottoscritti. È una delle procedure del cosiddetto «semestre europeo» che ha introdotto la nuova disciplina di coordinamento ex ante delle politiche economiche degli Stati membri. Non è un anticipo di “commissariamento”, come si paventa da più parti dopo il precipitare della crisi politica, quanto piuttosto l’invito a impostare la prossima legge di stabilità secondo alcune direttrici di marcia cui difficilmente ci si potrà sottrarre. Anche perché si tratta di condizioni che l’Italia è chiamata a rispettare per poter fruire a pieno dei margini di flessibilità che si apriranno (crisi politica permettendo) a partire dal prossimo anno sul fronte degli investimenti pubblici produttivi in cofinanziamento con l’Unione europea. Non a caso ieri il vice presidente della Commissione europea. Olli Rehn ha ribadito che «i progressi o la mancanza di progressi, i suoi risultati o la mancanza di risultati, sono anche progressi e risultati, o meno, dell’Europa».

In primo luogo l’impegno, che andrà ribadito con la legge di stabilità, ad assicurare – come chiede espressamente la Commissione europea – che il disavanzo «resti al di sotto del 3% del Pil, dando piena attuazione alle misure adottate». Occorre realizzare l’obiettivo di bilancio a medio termine e al tempo stesso gli «avanzi primari strutturali programmati». Condizioni indispensabili per ridurre il debito, ormai al 132,9% del Pil. L’indicazione delle azioni da mettere in campo vede in primo piano la «spending review, a tutti i livelli amministrativi», la riforma della macchina pubblica e le semlificazioni, oltre alla riduzione dei tempi dei processi civili.

E poi occorre dare «effettiva attuazione» alle riforme del mercato del lavoro e trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente «assicurando la neutralità di bilancio». In questo ambito s’inquadra l’invito a rivedere l’ambito di applicazione delle esenzioni e delle aliquote ridotte dell’Iva. Strada che prelude alla rimodulazione dei beni sottoposti alle tre attuali aliquote del 4, 10 e 22 per cento.

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