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Manovra: ritirato emendamento Imi, che accorpava Imu e Tasi

Fonte: Il Sole 24 Ore

“Dalle verifiche fatte sull’emendamento relativo all’unificazione in un’unica imposta di Imu e Tasi abbiamo appurato che in alcuni casi ci potrebbe essere, anche se lieve, un aumento della tassazione per i cittadini. Per questo abbiamo ritirato la proposta di modifica in questione». Lo ha affermato Maino Marchi, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera e primo firmatario della richiesta di modifica alla manovra (sottoscritta da 25 parlamentari). L’emendamento mirava a istituire un’imposta municipale sugli immobili, l’Imi, che avrebbe sostituito l’imposta municipale propria (Imu) e il tributo per i servizi indivisibili (Tasi). Subito l’emendamento aveva scatenato reazioni polemiche nell’opposizione. In realtà l’emendamento era stato proposto da Anci ai gruppi parlamentari, «con l’intento di operare una semplificazione, unificando le due imposte esistenti in una sola», ha spiegato Marchi.

Renzi: Imi al posto di Imu? Non sta né in cielo, né in terra
Imi al posto di Imu? «È una cosa che non sta né in cielo né in terra. Noi non aumentiamo le tasse, vogliano tagliarle», ha commentato il premier Matteo Renzi a un incontro sulla sanità a Catania.

Aliquota all’8,6 all’11,4 per mille
L’emendamento prevedeva che l’Imi si applicasse in tutti i comuni del territorio nazionale, ferma restando, per le Province autonome di Trento e di Bolzano, la facoltà di modificarla. L’aliquota – che doveva essere decisa dai Comuni e per gli immobili (non le prime case) e i fabbricati (tranne quelli rurali) – andava dall’8,6 all’11,4 per mille, mentre per ville e castelli (in questo caso anche se prime case) va dal 5 al 7 per mille. Erano previste casistiche precise di variazione delle aliquote e uno sconto del 50% sulla base imponibile per i comodati d’uso.

Non passano il vaglio dell’ammissibilità 1.500 emendamenti
Sono circa 1.500 gli emendamenti alla manovra che non passano il vaglio delle ammissibilità e, tra questi, anche la proposta di Ap di far ripartire il Ponte sullo Stretto. Circa la metà delle proposte sono state fermate per mancanza di coperture, le altre perché estranee per materia alla legge di Bilancio. In ogni caso saranno votati, tra i circa 3.500 emendamenti rimasti, solo quelli segnalati (con un tetto a 900), più quelli approvati dalle commissioni di merito.

Verso lo slittamento del voto in commissione
Intanto non è escluso che le votazioni sulla manovra in commissione Bilancio della Camera possano iniziare venerdì, con un giorno di ritardo rispetto a quanto inizialmente stabilito. La commissione dovrebbe chiudere i lavori martedì prossimo. È slittato a domani il termine per il riesame delle proposte di modifica che al momento sono state dichiarate inammissibili e sempre domani, non prima delle 16, dovranno essere definite le proposte segnalate dai gruppi (circa 900 sui 5mila depositati). In serata, ha spiegato il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia (Pd), ci sarà un ufficio di presidenza che stabilirà con maggiore certezza i tempi del voto.

Cinquemila gli emendamenti presentati
Fra i 5mila emendamenti presentati dai partiti alla manovra c’è di tutto, dal ponte sullo stretto (che non ha superato il vaglio di ammissibilità) alle assunzioni negli enti locali, passando per gli statali e il capitolo previdenza.
Dal Pd arriva la proposta per sgravi contributivi per nuove assunzioni per il Mezzogiorno dal 2017. I dem chiedono anche l’ aumento dei limiti del turnover negli enti locali fino al 50% nel 2016 e 2017 e al 75% dal 2018. La soglia finora è del 25%. Per i Dem serve anche un piano straordinario di assunzioni e c’è anche chi propone la trasformazione a tempo determinato dei contratti di collaborazione nei ministeri, enti locali e ricerca. M5S, Lega e Fi, ma
anche alcuni della maggioranza, chiedono di incrementare (da 1 a
3 miliardi solo per il primo anno) le risorse per gli statali. Trasversale la richiesta di aumento dell’organico dei vigili del fuoco. Fra le richieste di svariati gruppi parlamentari anche quella di incrementare il superammortamento al 140% sui beni strumentali di un ulteriore 20% nelle Regioni del Sud. Un emendamento targato Pd propone di poter acquistare con il credito del telefonino i biglietti per musei e luoghi culturali.

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