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Nuova tassa sui servizi e costo del lavoro, le sfide per la legge di stabilità

Se l’esecutivo riuscirà a sopravvivere agli impetuosi venti di crisi di queste ore, la partita della legge di stabilità diventerà l’impegno decisivo per i prossimi mesi. Dopo aver inseguito da maggio ad oggi le varie emergenze che si sono presentate, ricorrendo anche alla tecnica del rinvio, premier e ministri avrebbero la possibilità di cimentarsi su un orizzonte temporale più lungo. Il provvedimento sarebbe una sorta di nuovo programma di governo, sottoposto per di più al vaglio molto attento della Commissione europea.

IL PRELIEVO SUGLI IMMOBILI Del resto la carne al fuoco è potenzialmente già molta, risorse finanziarie permettendo. Prima ancora di mettere mano alla legge di stabilità in senso stretto, ma ugualmente intorno al 15 ottobre, sarà necessario definire il quadro delle risorse necessarie a cancellare la seconda rata dell’Imu, sempre che sia possibile farlo in maniera completa. Ma questa sarà per così dire una coda del 2013: le misure qualificanti saranno altre. In tema di tassazione degli immobili, c’è da mettere a punto la struttura della futura service tax che scatterà appunto nel 2014. Molte le esigenze da salvaguardare: da una parte in una chiave di federalismo occorre assicurare ai Comuni una congrua dote (si parla di almeno 2 miliardi) che permetta agli enti locali di graduare il prelievo, in modo che il nuovo tributo non sia solo una riedizione dell’Imu; dall’altra visto che la base imponibile comprende non solo i proprietari ma anche gli inquilini a questi ultimi – in particolare se con basso reddito – dovranno essere offerte tutele e compensazioni.

IL CUNEO FISCALE C’è poi il capitolo tasse sul lavoro, che politicamente è forse quello più qualificante. Il governo dovrebbe mettere in campo qualcosa come 3-4 miliardi di euro, da dividere tra le imprese e i lavoratori. Dalla parte delle aziende, la riduzione del cuneo fiscale-contributivo dovrebbe prendere la forma di un ulteriore alleggerimento dell’Irap, probabilmente attraverso un potenziamento delle attuali deduzioni forfettarie. Per i dipendenti si agirebbe invece sull’Irpef, o attraverso un aumento della specifica detrazione o per altra via: almeno in parte il beneficio dovrebbe essere esteso ai pensionati. Dati i vincoli di bilancio che riguardano anche il 2014 e gli anni successivi, queste operazioni dovranno essere adeguatamente finanziate. La via maestra è quella della spending review, che in una prospettiva di più lungo respiro il ministero dell’Economia avrebbe finalmente la possibilità di avviare. Ma si lavorerà anche alla rivisitazione delle attuali agevolazioni fiscali. Infine resta sul tavolo il dossier delle privatizzazioni, necessarie per riportare in discesa il percorso del rapporto deficit/Pil.

Fonte: Il Messaggero

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