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Obbligo di versamenti diretti delle entrate comunali: cosa deve fare l’ente

Il Punto di S. Zammarchi

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Il Decreto Legge n. 193/2016, in sede di conversione con Legge 1° dicembre 2016, n. 225, ha portato diverse novità per gli enti locali. Fra queste viene qui segnalata la previsione dell’art. 2-bis, recante modifiche in ambito di riscossione relativa alle entrate comunali. La disposizione richiamata dispone che, in deroga all’art. 52 del D. Lgs. n. 446/1997, il versamento spontaneo di tutte le entrate comunali, sia tributarie che non tributarie, “deve essere effettuato direttamente sul conto corrente di tesoreria dell’ente impositore, o mediante il sistema dei versamenti unitari di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, o attraverso gli strumenti di pagamento  elettronici resi disponibili dagli enti impositori”. Tuttavia, come è noto, anche i versamenti a titolo di IMU e TASI, sono eseguiti in deroga al richiamato art. 52, in quanto devono avvenire tramite modello di delega F24 oppure con bollettino postale unico, omologo al modello F24.
Le disposizioni di riforma, come introdotte, stanno disorientando gli uffici tributi, cosicché, sulla questione è intervenuta anche IFEL (fondazione ANCI), con una propria nota di approfondimento, pubblicata lo scorso 22 dicembre. Anche la stessa IFEL rileva elementi di incertezza e, per tale motivo,  auspica che vengano chiariti alcuni aspetti per via normativa, benché sia condivisibile l’esigenza di ridurre al massimo i rischi posti dall’affidamento all’esterno della gestione del denaro pubblico. Tale rischio, infatti, non è assente neppure se i soggetti affidatari hanno la qualifica di agenti della riscossione, ossia quando sono in possesso dei requisiti di cui all’art. 53, del D. Lgs. n. 446/97, considerate le varie vicende venute alla ribalta negli ultimi anni.

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