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Oltre i 10mila euro verifica sulle cartelle

Le pubbliche amministrazioni, per come individuate dalle norme sulla «certificazione dei crediti», ricevono le istanze di attestazione e, dopo aver effettuato gli opportuni riscontri, certificano il credito, ovvero ne rilevano l’inesigibilità o insussistenza, anche parziale. Prima del rilascio della certificazione, per i crediti d’importo superiore ai 10mila euro, la Pa verifica – presso l’agente della riscossione – l’eventuale presenza di accertate inadempienze all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento. In tal caso, la certificazione viene resa per l’intero credito, ma l’importo delle somme dovute all’agente della riscossione viene annotato nella certificazione ed è vincolato al solo utilizzo ai fini della compensazione. Nel caso, infine, in cui la Pa vanti dei crediti nei confronti del richiedente, la certificazione sarà resa al netto di tali somme. Quando la certificazione del credito viene materialmente utilizzata dal creditore originario, possono diventare controparte della Pa banche e intermediari finanziari (che, con un’anticipazione, subentrano nel credito) o l’agente della riscossione (nel caso di compensazione del credito certificato con somme dovute a seguito d’iscrizione a ruolo).
Per le società e le imprese individuali, può operare sulla piattaforma direttamente il titolare (o un rappresentante legale).
Se il creditore è una persona fisica, questi deve effettuare un riconoscimento de visu presso la pubblica amministrazione e, con le credenziali di accesso ricevute, completare l’accreditamento alla piattaforma. Il creditore, dopo aver effettuato l’accreditamento, inoltra l’istanza di certificazione del credito utilizzando l’apposita funzionalità messa a disposizione dalla piattaforma, specificando la Pa nei confronti della quale si intende chiedere la certificazione, il dettaglio delle fatture a cui si riferisce il credito e la sottoscrizione delle dichiarazioni previste dalla normativa.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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