Questo articolo è stato letto 1 volte

Patto di stabilità e diritto di sprecare

I sindaci italiani hanno manifestato contro i vincoli alla spesa introdotti dai patti di stabilità. I più decisi sono arrivati a minacciare la consegna della fascia tricolore ai prefetti. È, questa, una minaccia con le polveri bagnate, visto che si può stare certi che non sarà mai esercitata da nessuno. Ma fa sempre effetto. E siccome queste manifestazioni servono a fare effetto, tutto fa brodo. Il problema, certo, esiste. Ma non può essere generalizzato. Assieme ai sindaci che hanno fatto il loro dovere, hanno infatti sfilato anche molti sindaci che intendono il loro mandato come l’autorizzazione all’assalto alla diligenza delle risorse pubbliche.

Come hanno reagito le imprese private alla crisi? In vari modi. Ma la prima reazione, visto che, di questi tempi, è difficile aumentare il fatturato o comprimere le spese, è stata quella di dismettere degli asset, cioè dei rami di società, per far cassa. Per dare un’idea di questa strategia voglio ricordare un esempio passato, fra le decine di migliaia effettuati in questi mesi, perché è particolarmente significativo. Quando la Pirelli, negli anni Settanta, andò in crisi, pur di riprendere quota, non esitò a privarsi del suo simbolo, il grattacielo Pirelli, che era così simbolico da essere chiamato ancora allo stesso modo, 40 anni dopo che le sue stanze sono state occupate dagli impiegati della Regione Lombardia.

Quanto hanno alienato, del loro capitale, gli enti locali? Perché, ad esempio, continuano a possedere le multiutility, le municipalizzate? Perché non interrompono i contratti a tempo determinato? Oggi le imprese private concordano coi dipendenti riduzioni di stipendio (i dipendenti del Comune di Parma invece hanno sdegnosamente rifiutato una simile proposta). Se si mette male, le imprese mettono la gente in cassa integrazione, quando non chiudono i battenti, lasciando a casa tutti. Ovviamente, i dipendenti privati, quando oggi sono in trasferta, vanno, in treno, solo in seconda classe. La prima classe ormai è rimborsata solo ai dipendenti pubblici, che evidentemente sono protetti dagli spifferi della crisi. E che dire degli enti che preferiscono non pagare i fornitori ma tengono in piedi baracconi come, per citarne uno, il Festival del diritto che costa un milione di euro l’anno al comune di Piacenza?

Fonte: Italia Oggi

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>