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Riscossione multe in tilt, la proroga parla solo di tributi

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I comuni possono continuare a utilizzare Equitalia fino al 31 dicembre, ma solo per “la riscossione dei tributi”. Delle multe e delle altre entrate extratributarie la proroga inserita in extremis nel decreto sblocca-debiti non parla: dal 1° luglio, quindi, Equitalia dovrebbe abbandonare questa attività per i sindaci, senza che sia però chiaro chi la possa sostituire.
E per le multe, i canoni, e insomma tutte le entrate che non siano tributi come l’Ici, l’Imu o la Tarsu? Non è dato sapere: l’emendamento non ne parla.
Se un contribuente non paga spontaneamente la multa che si è ritrovato sul cruscotto, chi gliene chiederà conto? In Emilia Romagna la Regione ha già messo in campo una struttura in grado di sostituire l’agente nazionale della Riscossione, a Roma il Campidoglio ha annunciato l’intenzione di affidare il tutto a AequaRoma, società in house del comune, ma in tanti degli altri 6mila enti che lavorano con Equitalia il problema aspetta una soluzione.
La proroga ha trascurato anche le società private di riscossione (lavorano in 4mila enti, spesso occupandosi di alcune entrate mentre Equitalia lavora su altre), e quindi costringerebbe i comuni a bandire in fretta le selezioni per rinnovare i contratti scaduti: le regole per le nuove gare, però, non ci sono, e il progetto di riforma del settore è scritto nella delega fiscale che il Parlamento deve ancora esaminare.
Gli emendamenti allo sblocca-debiti rappresentano comunque solo l’ultimo capitolo (per ora) dei travagli di un settore che vive da anni senza regole definite. In un’attività cruciale per i bilanci pubblici come la riscossione delle entrate dai contribuenti che non pagano spontaneamente, questa situazione apre buchi preoccupanti nei conti.

Il Rapporto 2013 della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica
L’allarme emerge anche dalle tabelle realizzate dalle sezioni riunite della Corte dei conti nell’ultimo Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, dove si legge che i risultati della riscossione coattiva effettuata da Equitalia per i sindaci sono in picchiata.
Nel 2012 la voce “non erario” (quindi in pratica i tributi locali) si è fermata sotto quota 1,3 miliardi, cioè il 9,8% in meno del 2011 quando gli incassi erano stati in linea con quelli dell’anno prima: i super-aumenti delle performance come il +14,4% registrato fra 2008 e 2009 sono ricordi del passato.
Per spiegare questi numeri, la Corte richiama il “susseguirsi delle novità normative che hanno finito per indebolire oggettivamente l’azione” di chi deve raccogliere le entrate. “Novità normative” spesso decise in fretta, come risposte non troppo meditate alle polemiche del momento.
Nella primavera del 2011, per esempio, si era riacceso il dibattito sull’eccessiva “cattiveria” di Equitalia, e il Governo Berlusconi sostanzialmente bloccò le azioni esecutive per i debiti sotto i 2mila euro: la polemica era nata sul Fisco statale, ma gli effetti si scatenarono su quello dei comuni perché le loro cartelle, secondo le cifre fornite dallo stesso Befera alla commissione bicamerale sull’anagrafe tributaria, nel 70% dei casi non arrivano a 250 euro, e in un altro 25% si collocano fra 251 e 1.000 euro. In un quadro come questo anche l’ultima legge di stabilità ha riconosciuto il problema ma mancato la soluzione, perché l’abbassamento del limite da 2mila a mille euro continua a escludere il 95% delle cartelle locali: le nuove regole hanno anche accorciato un po’ i termini, che continuano comunque a prevedere un intervallo di almeno sei mesi fra l’invio di una “comunicazione dettagliata sul debito” e l’avvio delle azioni esecutive.
Per la stessa ragione anche l’ultima “mini-sanatoria” fiscale ha colpito in modo privilegiato le partite comunali.
A introdurla è stata la legge di stabilità dell’anno scorso, che ha deciso di “rottamare” tutte le piccole cartelle iscritte a ruolo fino al 31 dicembre 2009 e non ancora incassate: anche in questo caso, il limite per la rottamazione è stato fissato a 2mila euro.
Le chance di ripresa del settore puntano ora sulla riforma scritta nella delega fiscale lasciata dal Governo Monti, che deve introdurre nuove regole su affidamenti e incassi del Fisco locale. Nella scorsa legislatura il progetto è stato esaminato distrattamente da un Parlamento ormai invaso dalle emergenze elettorali, ma ora si è deciso di riprendere in fretta il lavoro. Sarà la volta buona?

Fonte: La gazzetta degli Enti locali

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