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Subito il decreto sul deficit poi la corsa per evitare l’Imu

Fonte: Il Messaggero

Mettere in sicurezza il rapporto deficit/Pil, evitare il pagamento della seconda rata dell’Imu, garantire le risorse per missioni di pace e cassa integrazione in deroga, impostare la service tax, definire un percorso di riduzione del cuneo fiscale. L’agenda economica del governo Letta dopo il voto di fiducia sempre che questo passaggio sia superato – non è molto diversa da quella ben nota fino alla settimana scorsa. Naturalmente è stato modificato il punto relativo all’Iva, visto che l’aumento dal 21 al 22 dell’aliquota ordinaria è ormai entrato in vigore: l’obiettivo a questo punto è rimodulare l’intera struttura delle aliquote, compresa l’aliquota zero ossia i prodotti attualmente esenti da imposta. Il compito resta arduo, sia per questo scorcio di anno sia per il prossimo. Per il 2013 vanno comunque trovati circa 4,8 miliardi, mentre il disavanzo corre sul filo del 3 per cento. Che la situazione sia delicata lo conferma anche il dato sul fabbisogno di cassa del settore statale aggiornato al mese di settembre.

AUMENTO IVA IN VIGORE

Nel mese che si è appena concluso si è registrato un fabbisogno di 15,5 miliardi, superiore di 4,1 circa a quello dello stesso mese del 2012. La differenza viene spiegata dal ministero dell’Economia per oltre metà (2,4 miliardi) con l’accelerazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni ai fornitori e poi con rimborsi fiscali più sostenuti e maggiori interessi sul debito dovuti a effetti di calendario. Le entrate fiscali risulterebbero però migliori delle attese. Resta il fatto che nei primi nove mesi dell’anno il fabbisogno cumulato è arrivato a 75 miliardi, 30 in più rispetto al 2012.

Dopo la verifica politica sulla fiducia, le scadenze per il governo sono ravvicinate: ci sono un paio di settimane sia per scrivere la legge di stabilità sia per preparare il decreto che dovrebbe completare la cancellazione dell’Imu. A meno che non si decida di fare sulla tassazione sugli immobili un’operazione più selettiva, senza esentare tutti i proprietari di prima casa: ma questo dipenderà anche dai nuovi equilibri politici. Prima ancora – forse già in questo fine settimana – dovrebbe essere approvato il decreto su correzione del deficit, Cig in deroga e missioni di pace (complessivamente circa 2,4 miliardi) le cui coperture saranno quelle del provvedimento della settimana scorsa, meno gli aumenti di accise e degli acconti fiscali: dunque tagli lineari di spesa e operazione straordinaria di cessione degli immobili.

Per quanto riguarda la legge di stabilità, anche la sua esatta fisionomia è ovviamente condizionata dall’esito del confronto politico. Se per ipotesi il provvedimento dovesse essere gestito da un esecutivo in ordinaria amministrazione allora avrebbe probabilmente un contenuto essenziale, limitato alle tabelle e poco più. Diversamente il governo si troverà ad affrontare le sfide già prospettate da Letta nelle settimane scorse, a partire da service tax e riduzione delle tasse sul lavoro. Ieri primo ottobre è intanto scattato l’aumento dell’Iva, anche se non tutti gli esercenti hanno fatto in tempo ad aggiornare i listini (potranno comunque farlo nelle prossime ore purché i successivi versamenti dell’imposta siano corretti, ha chiarito l’Agenzia delle Entrate). L’impatto è di circa 115 euro a famiglia su base annua; alcune catene di distribuzione hanno annunciato la scelta di non trasferire l’aumento sui consumatori, assumendone l’onere.

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