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Sul decreto sviluppo coperture ancora in bilico

Se il nuovo decreto crescita taglierà il traguardo questa settimana sarà solo al fotofinish: dopo diversi rinvii, le sorti del provvedimento coordinato dal ministero dello Sviluppo economico appaiano ancora in bilico. Passera spinge con decisione per il varo nel consiglio dei ministri di venerdì prossimo, ma al Tesoro si lavora ancora in modo minuzioso sulle coperture finanziarie che ammontano a circa 400 milioni di euro.
Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha confermato ieri che il decreto – o i decreti se si deciderà si scorporare la parte sulle semplificazioni – saranno approvati prima della legge di stabilità ma ha parlato di testi ancora «in lavorazione». Il pacchetto sullo sviluppo non era ieri all’ordine del giorno del “preconsiglio” dei ministri ma questo in linea teorica non esclude un approdo al Cdm di venerdì con la formula del “fuori sacco”, almeno per una prima lettura.
Per sapere se si andrà all’approvazione saranno decisive le ultime riunioni al ministro dell’Economia. Secondo le ultime indiscrezioni, il Tesoro avrebbe individuato nel settore bancario il campo in cui intervenire per reperire buona parte delle risorse necessarie. Si tratterebbe di un secondo round sul mondo finanziario dopo l’intervento sulle assicurazioni che risultò risolutivo per “coprire” il primo decreto sviluppo.
Sono diverse le misure fortemente volute da Passera e ancora a rischio. Tra queste il completamento del piano nazionale per ridurre il divario digitale sulla banda larga (mancherebbero all’appello 100 milioni su 150) e la creazione di una sezione specializzata del Fondo di garanzia per le start up, intervento che varrebbe 50 milioni. In forse anche il regime dell’Iva per cassa esteso nel caso delle start up fino a un fatturato di 5 milioni euro: da riverificare la copertura individuata inizialmente dal ministero dello Sviluppo, ovvero una quota dei canoni annui pagati dalle emittenti tv. Problemi di copertura riguardano poi il progetto di integrazione della carta d’identità elettronica con la tessera sanitaria (fabbisogno di 85 milioni) e il credito di imposta al 50% per le nuove infrastrutture che potrebbe essere sostituito da una nuova versione della detassazione degli investimenti introdotta con l’ultima legge di stabilità e già corretta dal primo decreto sviluppo.
Sembra andare in onda insomma lo stesso film che aveva caratterizzato prima dell’estate il precedente Dl coordinato da Passera, segnato da un estenuante braccio di ferro con la tecnostruttura del ministro Grilli e con la Ragioneria dello stato.
Del resto, per il decreto non si potrà ancora attingere alle risorse che eventualmente deriveranno dal piano Giavazzi per la riduzione degli incentivi alle imprese. Il lavoro congiunto tra Giavazzi, Palazzo Chigi, Sviluppo economico e Ragioneria dello stato prosegue con esiti incerti. La cifra di incentivi “eliminabili” inizialmente individuata da Giavazzi è ormai sparita dal monitor e anche l’ipotesi intermedia di 3-3,5 miliardi sarebbe stata accantonata da Palazzo Chigi in quanto avrebbe messo a rischio sostegni considerati fondamentali per alcuni settori. Ora, per arrivare a un compromesso, si valuta di intervenire anche sulla voce dei crediti di imposta che era stata inizialmente esclusa dal raggio d’azione del lavoro di Giavazzi. Ad ogni modo il risultato finale dovrà concorrere ad evitare l’aumento dell’Iva a partire da luglio 2013 e, tutt’al più, in un’ipotesi ottimistica, a garantire risorse per il tavolo sulla produttività. Praticamente nessuna speranza di individuare fondi per il decreto sviluppo.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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