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Sul Def primo via libera della Ue

Per una valutazione della Commissione europea sul Documento di economia e finanza 2015 bisognerà aspettare ancora qualche settimana, a maggio, quando verranno pubblicate le stime di primavera. Ma già fin d’ora si può registrare una «forte identità di vedute» tra Roma e Bruxelles sulla strategia di aggiustamento del bilancio che intende sostenere il nostro Governo. Una strategia mirata a rafforzare la congiuntura economica utilizzando appieno lo spazio fiscale che si dischiude quest’anno con la conferma di un deficit/Pil al 2,6% in termini nominali nonostante la maggior crescita prevista (era al 2,5% nei quadri tendenziali) e nel pieno rispetto degli obiettivi di medio termine, che prevedono un azzeramento del deficit/Pil strutturale nel 2017 e nominale nel 2018.

Ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha discusso i contenuti principali del Def con il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, il quale ha confermato il primo giudizio positivo. «Gli impegni sono ampiamente in linea con i nostri», ha detto Dombrovskis, che prima di assumere l’incarico europeo è stato premier della Lettonia e che fa parte del Partito popolare europeo. Per il vicepresidente della Commissione con delega per l’euro e il dialogo sociale è apprezzabile lo sforzo per le riforme messo in campo in Italia e ora si tratta di analizzarne l’agenda dettagliata. «Si tratta di riforme ambiziose» ha spiegato nel corso della conferenza stampa congiunta con Padoan al Tesoro, dicendosi «fiducioso» sia per la strategia di crescita sia per il consolidamento dei conti messo nero su bianco nel Def. Mentre sulla cosiddetta “clausola per le riforme” che ridurrebbe dallo 0,5% allo 0,1% l’aggiustamento strutturale per il prossimo anno, ha spiegato: «Dobbiamo vedere la domanda precisa del governo italiano per valutare. Non esiste una vera e propria clausola di flessibilità, ma si tratta di un elemento per aumentare gli investimenti o per facilitare le riforme strutturali» fino alla loro completa attuazione. Dombrovskis ha anche risposto alle domande sul possibile utilizzo dello spazio fiscale da 1,6 miliardi su cui s’è già aperto il confronto politico. Si tratta di risorse, ha osservato, che «possono essere usate per interventi prioritari, sta al governo decidere» la destinazione, «per l’Italia è importante rispettare i target di bilancio per quest’anno e per il prossimo».

Pier Carlo Padoan ha confermato la piena e continua collaborazione con Bruxelles «la Commissione – ha detto – si riserva di entrare nei dettagli soprattutto dopo l’approvazione del Parlamento» e nel corso della conferenza stampa ha condiviso con Dombrovskis anche le valutazioni sul pieno rispetto della “regola del debito”, introdotta dal Six Pack, recepita con la legge di attuazione dell’equilibrio di bilancio (la 243 del 2012) e a regime da quest’anno. La curva è prevista in discesa dopo il picco del 132,5% previsto per quest’anno (al lordo dei finanziamenti previsti per gli aiuti europei e l’operazione del rimborso dei debiti della Pa), visto che nel 2018 dovrebbe arrivare al 123,4% del Pil: «la Commissione dà il benvenuto al fatto che l’Italia nel Def rispetti la regola del debito» ha detto il vicepresidente Ue.

Insomma la condivisione al momento sembra piena: «Mi sembra che ci sia una forte identità vedute su quello che l’Italia vuole fare per i prossimi anni sia per le prospettiva crescita che per il consolidamento della finanza pubblica» ha concluso il titolare di via XX settembre che poi in un tweet ha aggiunto «Con questo percorso responsabile rimuoveremo ostacoli strutturali e otterremo crescita via via più sostenuta». 

Valdis Dombrovskis ieri ha incontrato anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, con il quale il confronto è stato sui contenuti della riforma del mercato del lavoro, in via di attuazione. «Accolgo con favore la determinazione del Governo italiano – ha detto il vicepresidente Ue – di completare rapidamente l’ambiziosa riforma del mercato del lavoro italiano. Questa e altre riforme in corso sono essenziali per migliorare le prospettive di crescita per l’Italia e creare nuovi posti di lavoro. Una forte economia italiana è importante anche per il resto della Ue, perché l’Europa può prosperare pienamente solo quando tutte le sue maggiori economie sono solide».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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