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Sulla dichiarazione Imu serve una proroga più lunga

In extremis arriva la proroga per la dichiarazione Imu, ma anche i Comuni restano con il fiato sospeso per capire quante e quali dichiarazioni dovranno attendersi dai proprietari di immobili.
Proprio alla vigilia della scadenza fissata per oggi del termine per presentare il modello di dichiarazione ai fini Imu (per le variazioni intervenute nel 2012 o alcune agevolazioni) il dipartimento delle Finanze è intervenuto con una nota che affida al Consiglio dei ministri di questa settimana il compito di fissare la nuova scadenza per questo adempimento (si veda il Sole 24 ore del 29 settembre).
Si tratta peraltro di uno slittamento dovuto, considerato il ritardo, per vero poco comprensibile, maturato nell’approvazione del modello. D’altro canto, nelle more della necessaria modifica, è evidente che nessuna sanzione può essere irrogata per totale mancanza di colpa del contribuente.
Considerato che si è già in ottobre, anche se il Governo dovesse decidere per una proroga a fine mese, il termine appare insufficiente: occorre dunque una proroga più lunga. Intanto perché, a regime, la scadenza per la consegna del modello è di 90 giorni dall’evento da dichiarare. E, soprattutto, perché lo slittamento può essere sfruttato per chiarire i dubbi sorti dopo la diffusione delle bozze e migliorare, se del caso, il contenuto informativo del modello.
Una delle principali questioni riguarda la platea dei soggetti interessati. Stando alle prime indicazioni ministeriali, tutti i soggetti potenzialmente beneficiari di aliquote agevolate devono presentare la dichiarazione, anche se il Comune non ha deliberato l’agevolazione. Questo allarga in modo irragionevole l’ambito di un adempimento che invece, sulla carta, non era previsto sotto forma di obbligo generalizzato. Dovrebbero infatti presentare la denuncia i proprietari di immobili locati, di immobili di impresa e i soggetti Ires.
Si tratta però di un effetto che contraddice nei fatti il principio secondo cui nell’Imu si ereditano le dichiarazioni Ici, poiché comporterà una massiccia affluenza di carta nei Comuni. La ragione potrebbe risiedere nell’esigenza delle amministrazioni locali di acquisire i dati necessari a valutare l’impatto finanziario di una eventuale manovra sulle aliquote.
Ma allora occorrerebbe integrare i dati da indicare nel modello per chiarire quale è la esatta posizione dell’immobile dichiarato.
Nel contempo, le bozze delle istruzioni trascurano alcune informazioni che per i Comuni sono invece utili o importanti. Si pensi alle pertinenze dell’abitazione principale o agli immobili assegnati in sede di separazione o divorzio. È vero che lo stato civile di una persona risulta agli atti dell’anagrafe, ma non risulta di certo l’avvenuta assegnazione dell’immobile e l’incrocio con le risultanze catastali non è agevole. Anche per gli immobili esenti, in alcuni casi, la presentazione della dichiarazione appare necessaria. Si pensi, ad esempio, ai beni degli enti pubblici destinati a compiti istituzionali.
Occorre inoltre che le istruzioni chiariscano bene i rapporti tra la denuncia ministeriale ed eventuali obblighi dichiarativi previsti nelle delibere comunali, al fine di beneficiare di agevolazioni locali. Sembrerebbe che le denunce comunali non debbano necessariamente confluire nel modello ministeriale. Inoltre, chi adempie agli obblighi locali non dovrebbe presentare la denuncia «statale» riferita ai medesimi dati. Si pensi, ad esempio, agli immobili locati. Se il Comune ha stabilito una aliquota ridotta, condizionandola però alla presentazione di una apposita dichiarazione, il soggetto interessato non dovrà consegnare anche il modello ministeriale.

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

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