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Taglio di tasse alle imprese nel menù della stabilità

Fonte: Il Tempo

Ora che sul taglio delle tasse alle imprese c’è la parola del ministro dell’Economia il focus si sposta ai ragionamenti e le ipotesi di intervento possibili in un quadro di compatibilità finanziaria. Non solo prima casa, dunque. Secondo le anticipazioni di Pier Carlo Padoan a Cernobbio già nella prossima legge di stabilità l’esecutivo immagina un’ulteriore sforbiciata alla tassazione in favore della competitività del settore produttivo, in ragione del «quadro esterno favorevole che continuerà» e di una «forte componente interna». Numeri destinati a durare nel tempo nelle previsioni di via Venti Settembre. Con una crescita acquisita che segna già ora un +0,7% e la prospettiva di una diminuzione del debito a partire dal 2o16 «la finanza pubblica italiana è sul sentiero del risanamento». E questo apre la porta al dialogo sulla flessibilità necessaria con gli interlocutori europei.

Maggiore ammortamento degli investimenti in macchinari
Se l’azione di sugli immobili viene data per scontata essendo esetesissima la platea degli italiani proprietari di una casa – abbattere la pressione fiscale vuol dire dare reddito a sostegno dei consumi è il cardine della linea ministeriale – per le imprese sono allo studio diverse opzioni tutte da confermare. Dalle prime indiscrezioni i tecnici del governo starebbero valutando un bonus fiscale per gli investimenti in conto capitale pensato ad hoc per le piccole e medie aziende senza distinzioni territoriali: una norma che si ispira alla «legge Macron» recentissimamente adottata in Francia. L’idea è quella di offrire in chiave sperimentale per un anno o su scala triennale un risparmio fiscale attraverso un maggior ammortamento, fino al 40%, del valore degli investimenti in macchinari produttivi. In sostanza le Pmi – su alcune selezionate categorie di investimenti produttivi – ammortizzano attività pari al 140% del loro valore beneficiando, de facto, di un credito d’imposta sul delta. Ma anche in considerazione della copertura da individuare chi lavora al dossier si muove con i piedi di piombo. In assenza di riferimenti precisi può servire come parametro lo stanziamento di Parigi per questa voce pari a circa 500 milioni solo il primo anno.

Taglio “pilota” dell’Ires nel Mezzogiorno
Una notazione a parte merita lo scenario di dar vita a una fiscalità di vantaggio per le imprese meridionali nella forma di un’aliquota Ires agevolata. Allo stadio attuale si considera un ritocco all’ingiù immediato dell’imposta – limitatamente al Sud – di almeno un paio di punti, dal 27,5% almeno al 25 per cento. Ma nel solco del piano di riduzione delle tasse preannunciato dal premier Matteo Renzi ciò potrebbe rappresentare “un’anticipazione” per arrivare gradualmente alla prospettata aliquota Ires del 24% su tutto il territorio nazionale a partire dal 2017. In altre parole, se l’opzione trovasse concretezza e il seguente consenso “politico”, il Mezzogiorno farebbe da apripista beneficiando della riduzione con un anno di anticipo e con un’aliquota più o meno già allineata a quella che viene considerata l’approdo finale. Sempreché non siano di intralcio alcune complessità di natura tecnica e la Commissione europea dica di sì in base alla normativa in materia di aiuti di Stato.

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