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Taglio Tasi, a sorridere sono torinesi e romani

Fonte: Italia Oggi

Taglio della Tasi sulla prima casa e un buco da 3,8 miliardi a cui potrebbero dover rimediare i comuni. Se una riduzione della tassazione è segnale positivo per i contribuenti, è necessario che la macchina governativa provveda a finanziare le amministrazioni locali compensando il minor gettito in entrata. Ciò per scongiurare spiacevoli conseguenze, quali l’aumento di imposte su altri servizi o la diminuzione dei servizi essenziali offerti. Da evitare, inoltre, l’innesco di soluzioni estreme su più ampia scala (quali le clausole di salvaguardia) che sortirebbero effetti peggiorativi colpendo indistintamente ogni fascia della popolazione.

A seguito dell’annuncio fatto sabato mattina dal Premier Matteo Renzi relativamente all’abolizione della Tassa sui Servizi Indivisibili sulla prima casa nel 2016, il centro studi Uil ha calcolato tramite simulazione il risparmio tratto dai cittadini residenti nelle diverse città italiane. L’ammontare del risparmio medio totale per abitazione, calcolato sulla platea dei 25,7 milioni di proprietari, è risultato pari a 180 euro all’anno (230 euro medi considerando i soli capoluoghi di provincia).

Benefici per comune. Il maggior beneficio in termini assoluti spetterebbe a Torino (403 euro) e Roma (391 euro), compensate da Asti e Ascoli Piceno, che rispettivamente vedrebbero un minore sgravio pari a 19 e 46 euro annui. Il vantaggio fiscale per i cittadini del capoluogo lombardo ammonterebbe a 300 euro all’anno, mentre, tra le altre maggiori città, Firenze, Genova e Bologna gioverebbero di una riduzione del carico fiscale pari a 346, 345 e 331 euro.

Il rischio. «Ogni riduzione del carico fiscale a carico delle famiglie è la ben venuta», ha affermato la Uil. Sarebbe però «saggio e opportuno che contestualmente all’abolizione della Tasi» fossero staccati assegni con copertura certa intestati ai comuni. Tali somme permetterebbero alle amministrazioni locali di coprire i 3,8 miliardi di euro versati annualmente dai contribuenti per la Tasi sulla prima casa (mentre solo 800 milioni di euro derivano dal versamento della stessa su altri immobili). La definizione di una copertura eviterebbe che «si cambi il nome ma non la sostanza (come dimostrano le precedenti vicende su Isi, Ici, Imu, Tarsi, Tuc, Iuc, Tasi) oppure che i comuni (consenzienti o inconsapevoli) aumentino, per bilanciare le minori entrate, altre imposte e tasse locali a iniziare dell’Irpef comunale».

Tra gli altri punti fortemente discussi resta quello della necessità statale di azionare un piano di spending review volto a raggiungere la stabilità finanziaria, che, nel caso le somme raccolte non compensassero la diminuzione di gettito finanziario, porterebbe a uno scatto obbligato delle aliquote Iva. Ciò peserebbe molto di più rispetto ai benefici tratti dall’abolizione della Tasi, specie per le famiglie di reddito medio basso. Un’eventualità, quella dell’aumento dell’Iva, già più volte esclusa dal ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

La pianificazione del governo Renzi. L’agenda del governo Renzi non si è fermata alla sola eliminazione della tassa sulla prima casa, ma ha previsto per l’anno 2016 anche l’eliminazione dell’Imu su terreni agricoli e su impianti produttivi, per un taglio totale delle tasse pari a 5 miliardi di euro. Per scongiurare un aumento dell’Iva, i fondi da reperire salirebbero così a 17 miliardi di euro. Analogamente, negli anni a seguire, il piano di abbattere nel 2017 l’aliquota Ires (attualmente al 27,5%) e intervenire sull’Irap, genererebbe un taglio da 15 miliardi di euro. Per compensare questi ultimi (e scongiurare l’incremento dell’Imposta sul valore aggiunto) il governo necessiterebbe di 25 miliardi di coperture, che salgono a 30 miliardi nel 2018, anno nel quale è stata prevista la revisione dell’Irpef.

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