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Tasse locali, è un boom: entrate tributarie raddoppiate

Fonte: il Resto del Carlino

MENTRE a Roma i governi si vantavano di non aumentare le tasse statali, la pressione tributaria veniva spostata sui conti dei Comuni: è più meno questo il processo, semplificato all’osso, che ha portato le entrate tributarie del comune di Reggio a passare dai 53 milioni del 2008 ai ben 104 milioni registrati nel 2014 dall’ultimo bilancio consolidato del Municipio.

Un aumento vertiginoso in pochi anni, che secondo l’assessore al bilancio Francesco Notari va però depurato da una componente: i 35 milioni in più che pesano sul calcolo per una mera modifica tecnica, ovvero il fatto che la Tari sia passata da corrispettivo per un servizio a vero e proprio tributo. Anche al netto di questo effetto, però resta il fatto che i reggiani hanno pagato nel 2014 ben 16 milioni di euro di tasse in più rispetto al 2011: il 18% in più nel breve lasso di 4 anni. Il tutto mentre i trasferimenti dello stato diminuivano.

«NEL 2015 in Comune non abbiamo aumentato la pressione fiscale – afferma l’assessore al bilancio Notari – mentre tra 2013 e 2014 erano state ritoccate all’insù alcune aliquote. Ma se restiamo alle statistiche, la gran parte dei municipi italiani ha le aliquote al massimo consentito di legge, mentre a Reggio, rispetto agli altri comuni, ci poniamo in una fascia intermedia».

Notari riconosce che lo Stato ha di fatto trasferito parte del carico fiscale sui Comuni: «Almeno fino al 2014 la pressione fiscale generale è aumentata, nonostante ai comuni sia arrivato sempre meno dallo Stato. Forse dal 2015 in avanti si iniziano a vedere degli elementi di segno contrario».

«C’È un aumento del 22% tra 2013 e 2014 – sottolinea invece Giacomo Giovannini, vicepresidente dell’associazione Grande Reggio – Progetto Reggio – che è un dato eclatante: da 85,3 milioni del 2013 a 104,3 del 2014. E’ evidente che i comuni siano stati abbandonati e che lo Stato non abbia garantito loro una piena autonomia nell’uso della leva fiscale, visto che l’Imu sugli immobili produttivi è incamerata da Roma e sulla Tari non c’è una applicazione commisurata alla produzione dei rifiuti, ma una mera replica dei meccanismi di Imu e Tasi».

«Di fatto – aggiunge Giovannini – l’imposizione locale è ad un livello tale che senza ci sarebbe un risultato di esercizio negativo». Giovannini sprona l’assessore Notari a intervenire sull’uso dei fondi da parte delle aziende partecipate del Comune: «Nell’ultimo bilancio consolidato non entrano sia le Fiere che il risultato negativo di Reggio Emilia Innovazione. Se fossero considerate anche queste due società, il risultato finale sarebbe ben diverso, in senso peggiorativo. Sui conti incombono anche le incognite della società Campus, rispetto alla quale non c’è certezza sul risultato immobiliare finale, e della Stu Reggiane».

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