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Tesoretto, copertura a tempo

Una nuova clausola di salvaguardia per supportare una copertura a tempo, almeno fino al prossimo autunno, facendo leva non su tagli lineari ma su un momentaneo accantonamento di risorse già previste in bilancio pari a 1,6 miliardi. È questa la soluzione che potrebbe adottare il Governo per il varo nelle prossime settimane (quasi sicuramente a metà maggio) del decreto sull’utilizzazione del bonus da 0,1 punti di Pil (scarto tra deficit tendenziale e programmatico per il 2015) indicato dallo stesso Esecutivo nel Def. Il tesoretto potrà essere considerato tale soltanto in autunno con il varo del Ddl di assestamento che assorbirà le stime definitive (confermate o ritoccate) del quadro macroeconomico. Di qui la necessità di ricorrere a una “dispositivo tampone”. Una necessità confermata dalle due analoghe risoluzioni di maggioranza al Def approvate da Camera e Senato.

Il testo parla chiaro (v. Il Sole 24 Ore di ieri): il Governo è impegnato a utilizzare «nel 2015 lo spazio di manovra rispetto all’andamento tendenziale dei conti pubblici, con riferimento alla componente di spesa per interessi, per rafforzare l’implementazione delle riforme già avviate, nel limite programmatico indicato, e disponendo, prudenzialmente e in attesa di registrare tale margine con la presentazione del disegno di legge di assestamento, l’accantonamento di corrispondenti risorse nel bilancio dello Stato». Un accantonamento che, si fa sapere dal ministero dell’Economia, rientra «nelle normali procedure contabili» per dare certezza agli obiettivi di finanza pubblica e che sarà «momentaneo e breve» senza «nessuna ricaduta sulla funzionalità della Pa». 

I tecnici del Mef avrebbero preferito una copertura temporanea con tagli lineari ai ministeri in attesa “dell’assestamento”. Ma Palazzo Chigi è rimasto contrario. Anche per questo nella risoluzione si fa riferimento solo agli “accantonamenti”. Matteo Renzi vuole utilizzare tutti i margini di flessibilità consentiti dalla Ue per spingere la ripresa. E un ulteriore segnale sarebbe rappresentato dal “decreto-tesoretto” da varare prima della tornata elettorale di Regionali e amministrative. La ripartizione del bonus dovrebbe essere decisa la prossima settimane. Tra le priorità gli incapienti (al momento esclusi dagli 80 euro), le fasce più povere, nuclei numerosi e scuola. 

Ma l’opposizione va all’attacco. Il M5S parla di evaporazione del tesoretto. Critiche dalla Lega. Sel chiede anche le dimissioni del ministro Roberta Pinotti per il mancato taglio degli F-35. Duro Renato Brunetta (Fi): «È l’ennesimo imbroglio su coperture virtuali. Intervenga il Ragioniere generale Stato». 

Dalla stessa maggioranza arriva l’invito sulle pensioni valutando l’introduzione, con la prossima “stabilità”, di «elementi di flessibilità» per l’età di accesso al pensionamento «anche attraverso l’introduzione di meccanismi di incentivazione e disincentivazione». Tra le altre richieste il proseguimento degli sgravi contributivi per i neoassunti anche dopo il 2015, il rifinanziamento della detassazione degli incentivi di produttività e il graduale finanziamento a regime dell’assegno di disoccupazione (Asdi). 

Quanto alla spending, va sì utilizzata per disinnescare le clausole di salvaguardia ma ricorrendo solo a tagli «selettivi» senza toccare «protezioni sociali e servizi». Non manca un accenno alla local tax: «realizzare una definitiva revisione del sistema di tassazione locale sugli immobili». Viene poi chiesto di rivedere l’Imu agricola, di dare una rapida soluzione alla questione dei dirigenti delle Agenzie fiscali, di varare misure per le sofferenze bancarie e di accelerare le riforme. Che, sottolinea il viceministro Enrico Morando al Senato, vanno portate avanti «per trasformare la ripresina per ora gracile, in ripresa stabile» . Al Def vengono collegati otto provvedimenti (con l’escluso della concorrenza dal primo elenco di 9): scuola, agricoltura, green economy, riforma Pa, processo civile, revisione della spesa e promozione dell’occupazione; delega sugli enti locali, avvio attività economiche. 

Intanto sul nodo reverse charge e split payment l’Economia fa sapere che il dialogo con la Ue è «costruttivo» e che conta di ricevere da Bruxelles il parere il 5 maggio con le previsioni di primavera. Anche se fonti vicine al dossier confermano che sul reverse charge per la grande distribuzione, più che sullo split payment, il dibattito appare più difficile. L’eventuale bocciatura delle due misure provocherebbe l’aumento delle accise sui carburanti per almeno 1,7 miliardi di euro (v. Il Sole 24 Ore di ieri). 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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