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Pronto il decreto che indica le nuove modalità di versamento del TEFA alle province

S. Zammarchi (3/7/2020)

Come è noto al prelievo sui rifiuti, a decorrere dalla vecchia TARSU e ancora oggi in regime di TARI, viene applicata un’addizionale di natura tributaria, con scopi ambientalistiche, disciplinata dall’art. 19, del D.Lgs. n. 504/1992. Il gettito di questo tributo, finalizzato all’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (ovvero TEFA), era inizialmente riservato alle province e la sua misura era stabilità con apposita delibera della giunta provinciale. In conformità al richiamato articolo 19, la percentuale dell’addizionale poteva oscillare dall’1 per cento fino al 5 per cento delle tariffe del tributo sui rifiuti o sull’entrata corrispettivo.

Trattandosi di un’addizionale, il Comune ha sempre avuto l’onere di dover procedere all’accredito di quanto di competenza della Provincia, mediante specifico riversamento periodo proporzionalmente alle somme introitate a tale titolo, unitamente al prelievo sui rifiuti. Al comune, comunque, spetta una commissione, da decurtare all’ammontare spettante alla provincia impositrice, nella misura dello 0.30 per cento delle somme riscosse, senza importi minimi e massimi. Il riversamento, pertanto, riguarda non solo gli importi dovuti dagli utenti a seguito del recapito della bolletta, bensì anche l’ammontare riscosso dai Comuni in occasione dell’attività di contrasto dell’evasione, quindi anche in sede di accertamento e contenzioso.  Con le modifiche operate dall’art. 38-bis, comma 1, lett. a) e b), del D.L. n. 124/2019, come convertito dalla Legge n. 157/2019, il comma 7, è ora disposto che i Comuni che effettuano la riscossione mediante i modello di delega F24, a decorrere dal 1°  giugno  2020,  la  struttura  di  gestione  dei flussi dei versamenti con F24, provvede al riversamento  del tributo spettante  alla  provincia  o  anche alla città  metropolitana  competente  per territorio, al netto della commissione illustrata sopra.

Peraltro, a decorrere dal 1° gennaio 2020, il medesimo comma 7, prevede che la misura del TEFA sia fissata al 5 per cento del prelievo collegato al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani stabilito da ciascun comune, salva diversa deliberazione da parte della provincia o della città metropolitana. Questa deliberazione, per il solo 2020, è comunicata all’Agenzia delle entrate e, per gli anni successivi, ai comuni interessati. Le comunicazioni previste da tale disposizione sono effettuate entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento.

Questa precisazione e le altre integrazioni circa le modalità operative per l’assegnazione del TEFA alle Provincie ed alle città metropolitane, sono indicate nel Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del 1° luglio scorso, pubblicato dal medesimo MEF in data 2 luglio 2020 sul proprio portale e ora in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto detta i criteri e le modalità con cui è assicurato il sollecito riversamento del tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA), anche con riferimento ai pagamenti effettuati tramite bollettino di conto corrente postale, nonché gli ulteriori criteri e modalità di attuazione del versamento del TEFA attraverso il modello F24.

Per gli anni d’imposta dal 2021 in poi, il TEFA e gli eventuali interessi e sanzioni applicati dai Comuni sono versati dai contribuenti, sulla base degli importi indicati dagli enti locali, utilizzando gli appositi codici tributo istituiti con risoluzione dell’Agenzia delle entrate, che comprenderà anche il codice specifico per il TEFA, ossia per il tributo in parola.

In questo modo, la Struttura di gestione provvederà al riversamento degli importi pagati con i codici tributo suddetti alla Provincia o alla città metropolitana competente per territorio, in base al codice catastale del Comune indicato nel modello F24. Anche con questa modalità, il TEFA sarà riversato alle Province e città metropolitane al netto della commissione spettante al Comune nella misura dello 0,30 per cento delle somme riscosse. Come ricordato, il decreto fornisce chiarimenti anche in merito alla riscossione eseguita con bollettini di conto corrente, comprese le riscossioni mediante pagoPA.

Preme evidenziare che non verranno prese in considerazione percentuali diverse da questa misura di commissione eventualmente deliberate, anche d’intesa, dagli enti coinvolti. La Struttura di gestione, inoltre, effettuerà distinti mandati in favore degli enti beneficiari, da accreditare sui conti di tesoreria unica aperti presso la Banca d’Italia, per gli enti che ne sono dotati.

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