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Anche con la nuova IMU le fondazioni bancarie sono tenute al pagamento dell'imposta locale

S. Zammarchi (13/7/2020)

Come è noto, ai sensi dell’art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs n. 504/1992, istitutivo dell’I.C.I., era disposta l’esenzione ai fini dell’imposta comunale sugli immobili per le unità immobiliari possedute dagli enti non commerciali, purché utilizzati dai medesimi, per lo svolgimento di attività non lucrative. Con l’introduzione della “nuova” IMU, ad opera dell’art. 1, comma 738 e seguenti, della Legge n. 160/2019 (Legge di bilancio per il triennio 2020-2022), il comma 759, lett. g), replica quanto già dettato dalle previsioni in materia di imposta municipale propria, istituita dall’art. 13, del D.L. n. 201/2011 e s.m.i.. In relazione a tali fattispecie, nel passaggio da I.C.I. ad IMU è mutata la situazione fiscale della Chiesa e delle altre organizzazioni senza scopo di lucro, assoggettate all’imposta locale, per scongiurare una procedura di infrazione dell’Unione Europea. Ciò in quanto, a parere della Commissione Europea, l’I.C.I. si configurava come un’imposta che concedeva benefici fiscali ad alcuni soggetti, esentandoli dall’imposta comunale. Tale normativa, proprio per il carattere di favore per gli enti in esame, era qualificata come norma che concedeva aiuti di stato, cosicché, per riportare l’esenzione nell’alveo della legittimità, è stata introdotta la possibilità di applicare l’imposta comunale parzialmente, a decorrere dall’anno d’imposta 2013, considerando solo una parte di rendita, in proporzione all’utilizzo “commerciale” dell’unità immobiliare. In questo modo, l’esenzione ha continuato ad applicarsi solo per le parti riservate al culto o ad altre attività svolte con modalità non commerciali. Peraltro, le modalità di esenzione dall’IMU sono state definite dal regolamento Ministero dell’Economia e delle Finanze, il D.M. n. 200/2012, che ha chiarito le modalità di applicazione dell’imposta locale per gli immobili misti, cioè in parte destinati ad attività no profit ed in parte ad attività commerciali.

in questo contesto, che comunque mantiene agevolazioni per gli enti non commerciali, il legislatore ha escluso dal novero dei soggetti beneficiari, le fondazioni bancarie. In particolare, l’articolo 9, comma 6-quinquies del D.L. n. 174/2012 ha stabilito che “In ogni caso, l’esenzione dall’imposta sugli immobili disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, non si applica alle fondazioni bancarie di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153”.

La norma richiamata, dunque, si è ancorata al principio già presente nell’ordinamento giuridico, in base al quale il regime agevolativo di cui all’articolo 7, comma 1, lettera i) del D. Lgs. n.  504/1992, non può trovare “in ogni caso” applicazione nei confronti delle fondazioni bancarie, proprio perché sono enti che non presentano tutte le condizioni necessarie, di carattere sia oggettivo, sia soggettivo, prescritte dal legislatore, al fine di godere dell’esenzione dell’imposta municipale.

In ordine alla “nuova” IMU, preme segnalare che il citato comma 759, lett. g), della legge di bilancio 2020-2022, pur facendo espressamente riferimento all’articolo 7, comma 1, lettera i) del D. Lgs n. 504/1992, confermando così l’esenzione dall’imposta per “gli immobili posseduti e utilizzati dai soggetti di cui alla lettera i) del comma 1 dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504”, alle condizioni sopra illustrate, richiama anche l’articolo 91-bis del D.L. n. 1/2012. Questa disposizione legislativa precisa che l’esenzione può operare solo se l’attività è esercitata con modalità non commerciali e, per tale motivo, le fondazioni bancarie devono essere escluse dal beneficio in commento.

A ciò va aggiunto che, in occasione del Telefisco 2020, il MEF ha fornito i propri chiarimenti, specificando appunto che anche nella “nuova” IMU, le fondazioni bancarie non possono avvantaggiarsi dell’esenzione di cui all’art. 7, comma 1, lett. i), del D.Lgs. n. 504/1992, in ragione dell’espresso richiamo che il comma 759 suddetto opera nei confronti della normativa che disciplinava la precedente imposta comunale sugli immobili (I.C.I.).

Pertanto, in occasione delle verifiche che l’ufficio tributi esegue durante l’attività di contrasto dell’evasione di propria competenza, ha certezza che, qualora trovi omessi versamenti da parte di una fondazione bancaria o verifichi che sia presentata una dichiarazione, peraltro solo in via telematica, con cui venga considerato un immobile esente, potrà tranquillamente notificare l’avviso di accertamento.

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