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Verso lo stop «selettivo» per Ires e acconto Imu

Prima il monitoraggio, rapido ma puntuale, sui danni subiti da cittadini e imprese, poi i provvedimenti per la sospensione dei pagamenti fiscali, Imu in primis. È il cronoprogramma su cui stanno lavorando Governo e Regione per gestire le ricadute fiscali del terremoto di questi giorni: la strategia guarda quindi a interventi su misura per tutelare imprese e cittadini con i danni più gravi, come accaduto in tutte le ultime emergenze ad ampio raggio (per esempio l’alluvione del Veneto nel novembre 2010), ma con due complicazioni in più: il debutto dell’acconto Imu, in programma fra meno di un mese, e il rischio accise, con la possibilità del doppio aumento da parte di Stato e Regione (fino a 10 centesimi al litro in totale) per finanziare gli interventi dell’emergenza.
Dopo le proroghe dei versamenti che il Governo stava già definendo la settimana scorsa (si veda Il Sole 24 Ore del 19 maggio), i nodi più urgenti per cittadini e imprese colpite dal terremoto sono proprio quelli relativi all’Imu e all’Ires per le società di capitali, dal momento che gli altri obblighi erano già in procinto di slittare al 9 luglio in tutta Italia.
Anche i Comuni più vicini all’epicentro, anche dove il municipio è crollato (Finale Emilia) o è a rischio (per esempio a Mirandola), hanno aperto centri operativi in cui stanno raccogliendo le segnalazioni dei cittadini e hanno avviato la macchina delle verifiche sull’inagibilità. Da sola, però, la dichiarazione di inagibilità o inabitabilità non basta a fermare l’imposta, che andrà comunque pagata in forma piena per il periodo fino a maggio e dimezzata per quello successivo. Per stoppare i versamenti, e rimandarli a nuova data, occorre dunque un provvedimento dell’Economia, che dovrà calibrare al meglio l’intervento: nei Comuni più danneggiati la stessa raccolta del tributo, anche sugli immobili non danneggiati, può diventare un problema, ma anche il mancato arrivo di risorse rischia di complicare ulteriormente gli interventi indispensabili ad uscire dall’emergenza. Tra le ipotesi circolate la scorsa settimana c’è stata anche quella del rinvio tout court dell’acconto, motivato con le difficoltà di calcolo dell’imposta, ma questo moltiplicherebbe ovviamente i problemi di cassa dei sindaci. Dal momento della dichiarazione di inagibilità, oltre al dimezzamento dell’Imu scatta l’azzeramento di tassa e tariffa rifiuti, perché l’immobile non è più utilizzato e quindi non riceve il servizio: il calendario degli incassi è stabilito dal Comune o dal gestore. Il sisma ha poi riacceso le polemiche sul rischio accise per finanziare la ricostruzione, previsto dalla riforma della Protezione civile varata la scorsa settimana dal Governo. Il decreto è ora in discussione in Parlamento, e stanno fioccando le richieste di modifica da parte di Pd e Pdl. Intanto, l’esecutivo esclude aumenti del costo della benzina.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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