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Casa, in cantiere una tassa unica da 30 miliardi

Fonte: Il Sole 24 Ore

<p>Una &laquo;tassa unica comunale&raquo; da 30 miliardi di euro, che pu&ograve; volare anche pi&ugrave; in alto se sotto questo cappello si vorranno inserire anche gli otto miliardi di tassa rifiuti, destinata in ogni caso a viaggiare in modo autonomo come gi&agrave; accade oggi. Il riordino del Fisco comunale per passare da un’&laquo;imposta unica&raquo; di nome, la Iuc attuale, a una &laquo;tassa unica&raquo; di fatto non entra nella prima versione della legge di stabilit&agrave;, ma l’obiettivo &egrave; stato fissato in prima persona dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, il lavoro va avanti e per sfociare in un decreto attuativo della delega fiscale, come ipotizzato ieri dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan; rimane in gioco, per&ograve;, anche l’opzione di arrivare in tempo per i correttivi alla legge di stabilit&agrave; durante il lavoro parlamentare.</p>
<p>Sull’abitazione principale, che rappresenta il capitolo pi&ugrave; spinoso sia per la politica sia per i contribuenti alle prese con l’infinit&agrave; di variabili Tasi, il cardine del progetto &egrave; il ritorno a un’aliquota standard pi&ugrave; dell’attuale, ma accompagnata da detrazioni fisse (si veda anche Il Sole 24 Ore dell’8 ottobre). La mossa fa assomigliare parecchio la &laquo;tassa unica&raquo; alla vecchia Imu, che all’abitazione principale presentava una richiesta standard del 4 per mille invece dell’1 per mille della Tasi (raddoppiato per&ograve; dalle delibere comunali), ma &egrave; questa la via maestra per superare i due difetti principali del tributo sui servizi indivisibili. Il primo &egrave; rappresentato dalla sua &laquo;regressivit&agrave;&raquo;, perch&eacute; in due Comuni su tre l’assenza di detrazioni ha aumentato il tributo a carico delle case di minor valore e imposto il pagamento anche a una parte dei cinque milioni di case sempre esentate da Ici e Imu, mentre per le abitazioni di valore maggiore, che pagavano gran parte dell’Imu, la Tasi si &egrave; rivelata sempre pi&ugrave; leggera: il secondo difetto che la &laquo;tassa unica&raquo; vuole cancellare &egrave; la complessit&agrave; della Tasi, che sull’abitazione principale &egrave; stata alimentata dalle infinite variabili, con tanto di scaglioni e formule matematiche, percorse da quel terzo di Comuni che ha inserito detrazioni, mentre sugli altri immobili &egrave; stata moltiplicata dagli incroci con l’Imu.</p>
<p>Lontano dall’abitazione principale, l’arrivo della tassa unica risponde soprattutto all’obiettivo della semplicit&agrave;, perch&eacute; il conto difficilmente potr&agrave; essere alleggerito. Sugli immobili strumentali (capannoni, uffici, alberghi, ma anche negozi, purch&eacute; utilizzati dal proprietario) occorrer&agrave; anzi stare attenti al problema della deducibilit&agrave;, perch&eacute; oggi l’Imu pu&ograve; essere scontata al 20% dal reddito mentre la Tasi &egrave; interamente “scaricabile”: riportare il tutto in ambito Imu potrebbe quindi ridurre gli sconti fiscali indiretti prodotti dalle tasse immobiliari. Ai Comuni, poi, dovrebbe essere lasciata la scelta se introdurre la quota inquilini.</p>
<p>Nei progetti governativi, la &laquo;tassa unica&raquo; dovrebbe coinvolgere anche una serie di tributi minori, come le voci legate all’occupazione del suolo pubblico, e soprattutto l’addizionale Irpef, che dovrebbe quindi scomparire. Per farlo, occorre per&ograve; attribuire ai sindaci gli oltre 4 miliardi di Imu (quella ad aliquota standard su capannoni, alberghi e centri commerciali) che oggi finisce allo Stato: una sfida non da poco, che deve risolvere non solo le questioni di copertura ma anche i problemi di distribuzione dei gettiti nei singoli Comuni.</p>

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