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IMU: posti barca in categoria catastale “D”, assoggettabili all’imposta

di Giuseppe Debenedetto

IMU - immobili

Con la decisione n. 8141 del 23/03/2021 la Cassazione ha affermato che i posti barca devono essere accatastati in categoria D e sono quindi soggetti al pagamento dell’IMU (fattispecie relativa agli anni 2012 e 2013).

Nel caso in questione il giudizio di merito si concludeva sfavorevolmente per una società di gestione di posti barca, la quale aveva richiesto il rimborso dell’imposta versata per gli anni 2012 e 2013, ricevendo il diniego da parte del Comune.

Il contribuente eccepisce che la decisione impugnata ha ritenuto suscettibili di essere censiti al catasto gli specchi d’acqua antistanti i posti barca, contestando che gli stessi possano essere assoggettati all’IMU.

Il ricorso viene respinto dalla Cassazione, la quale ha già avuto occasione di affermare che “correttamente l’Amministrazione ha proceduto al classamento dei posti barca attribuendo ai beni la categoria D in conformità alle circolari ministeriali che avevano istituito un nuovo classa mento riferito ai posti barca in porti turistici e stabilimenti balneari”, precisando altresì che era “infondata la censura sulla indebita valorizzazione dello specchio acqueo e del costo di costruzione del posto barca che, invece, correttamente, è stato valutato in quanto “nel calcolo del valore catastate di un porto turistico vanno ricompresi anche gli specchi d’acqua antistanti al porto ed ai singoli posti barca, i quali sono censibili catastalmente in ragione della loro stabile autonomia funzionale e reddituale” (Cass. 7868/2016, Cass. 15198/2016, Cass. 23681/2020).

Inoltre la Cassazione ha più volte chiarito che “in tema di ICI, sono assoggettate al pagamento dell’imposta in quanto non classificabili in categoria E, le aree c. d. scoperte che risultino indispensabili al concessionario del bene demaniale per lo svolgimento della sua attività, atteso che il presupposto dell’imposizione è che ogni area sia suscettibile di costituire un’autonoma unità immobiliare, potenzialmente produttiva di reddito” (Cass. n. 10031 e 10032 del 2017,  Cass 10287/2019, Cass 34657/2019).

Peraltro nel caso di specie non può trovare applicazione l’art. 1, comma 578, della 1. n. 205 del 2017, secondo cui le banchine, le aree portuali scoperte ed i relativi depositi strettamente funzionali alle operazioni ed ai servizi portuali non doganali costituiscono immobili a destinazione particolare, da censire in catasto nella categoria E/1 (anche se affidati in concessione a privati), trattandosi di disposizione espressamente valevole solo a partire dal 1° gennaio 2020 (cfr. Cass 34657/2019).

Si coglie l’occasione per ricordare che il D.L. 104/2020 è intervenuto sulla disciplina delle banchine e aree scoperte portuali prevedendo che “In deroga all’articolo 1, comma 745, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, per gli atti di aggiornamento di cui al presente comma presentati entro il 31 dicembre 2020, le rendite catastali rideterminate in seguito alla revisione del classamento degli immobili nel rispetto dei criteri di cui al comma 578 hanno effetto dal 1° gennaio 2020”. Pertanto, le variazioni di categoria catastale presentate ad esempio il 30 marzo 2020, che avrebbero prodotto effetti fiscali dal 1° gennaio 2021, con la modifica apportata dal D.L. 104/2020 hanno invece efficacia dal 1° gennaio 2020.

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