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Dopo Equitalia Comuni nel caos di costi e strumenti

Mancano meno di tre mesi all’addio di Equitalia al comparto delle entrate comunali e lo scenario appare tuttora incerto, specie sul fronte della riscossione coattiva.
Tra le iniziative già avviate procede quella di Anci Riscossioni, che sta reclutando il partner operativo attraverso una selezione sulla quale è intervenuta l’Anacap evidenziando alcune criticità. Entro il 15 ottobre si dovrebbe conoscere l’esito della gara (si veda Il Sole 24 Ore del 18 settembre), che in ogni caso non risolve il problema del vuoto lasciato da Equitalia, non potendo i Comuni affidare direttamente il servizio alla società di Anci.
L’altra iniziativa, avviata dalla Regione Emilia Romagna, è stata invece annullata a seguito del ricorso di Ascotributi locali, ma dovrebbe ripartire a breve dopo alcune correzioni al disciplinare. La soluzione di una gara unica su base regionale, peraltro sollecitata dall’Anci Emilia Romagna, potrebbe fare da apripista ad altre regioni, tra cui la Toscana, il Lazio e il Piemonte.
La palla passa ora ai Comuni, che dovranno decidere – anche piuttosto in fretta – come riscuotere le proprie entrate, considerando peraltro l’obbligatorietà della gestione associata per i Comuni sotto i 5mila abitanti e le problematiche lasciate aperte dal Dl 95/12 sul fronte delle società comunali (si veda Il Sole 24 Ore dell’11 settembre).
Nell’attuale contesto è illusorio pensare che alla riscossione coattiva possa provvedere l’ente locale, da solo, senza l’ufficiale della riscossione. Questo soggetto deve curare la fase esecutiva della riscossione coattiva (pignoramenti, vendite, eccetera) assolvendo in sostanza ai delicati compiti degli ufficiali giudiziari. In mancanza di tale figura si corre il rischio di vanificare l’attività di recupero, già compromessa dalle limitazioni per importi sotto i 2mila euro. Si pensi che per concludere l’unica selezione bandita nell’ultimo decennio ci sono voluti cinque anni. Peraltro in base al Dpr 402/2000 ad avviare la procedura per l’abilitazione dovrebbe essere il direttore del l’agenzia delle Entrate, che è anche presidente di Equitalia, determinando così un potenziale conflitto di interessi. Bisogna allora uscire da questa situazione di impasse, magari attribuendo all’Anci il compito di organizzare gli esami di abilitazione anche su base regionale. Altrimenti la strada dell’esternalizzazione sembra l’unica via d’uscita, anche se comporta l’indizione di migliaia di gare con una tempistica non breve e un potenziale contenzioso che ne potrebbe derivare.
In ogni caso resta il problema, non di poco conto, dello strumento da utilizzare per la riscossione coattiva considerato che dal 2013 ci sarà solo l’ingiunzione fiscale, che dovrebbe avere le stesse prerogative del ruolo, ma così non è. In 15 anni il legislatore ha modificato la riscossione almeno tre volte, senza riuscire a ridefinire lo strumento ultracentenario del l’ingiunzione (Rd 639/10), limitandosi a codificare la natura di «titolo esecutivo» (Dl 70/11). Andrebbero invece individuate le norme del Dpr 602/73 compatibili con l’utilizzo dell’ingiunzione fiscale, altrimenti si rischia di avere una riscossione coattiva a doppia velocità, già fortemente squilibrata per via dell’impossibilità (per enti locali e soggetti affidatari) di accedere all’anagrafe dei dati bancari e finanziari.
Senza tralasciare la questione dei costi, anche alla luce della recente sentenza 3413/12 del Consiglio di Stato che ha negato la possibilità di applicare al l’ingiunzione fiscale lo stesso meccanismo previsto per Equitalia (aggio addebitato al contribuente parzialmente o totalmente). Con la conseguenza, paradossale, che i costi della riscossione coattiva, anziché ricadere sul contribuente moroso, verrebbero di fatto spalmati sui contribuenti che pagano regolarmente.
Resta quindi l’esigenza di riformare la materia, ma questa volta occorre fare subito e seriamente se non si vuole ricorrere all’ennesima proroga, chiesta dall’Anutel con nota del 21 settembre scorso.

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

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