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La riscossione locale è sempre più un caos

Fonte: Italia Oggi

Mentre il legislatore riflette su cosa fare, la riscossione dei tributi locali è divenuta sempre più meta di vantaggiosi business per privati ai danni di comuni e contribuenti. Sovente gli aggi pagati ai soggetti che gestiscono l’accertamento e riscossione dei tributi locali superano e pure abbondantemente quelli praticati allo stato. Eppure il legislatore italiano con l’emanazione dell’art. 53 del dl 69/2013 voleva dare facoltà di istituire un consorzio, che si doveva avvalere delle società del Gruppo Equitalia per le attività di supporto alla riscossione dei comuni. Tali affidamenti devono rispettare i principi europei a cui l’Italia si è adeguata: libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità. Il miraggio di consorzi fuori da queste regole, ha spinto diversi soggetti a ritagliarsi propri spazi, abbagliati da possibili fruttuosi investimenti, dimenticando che davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea pendono sulla riscossione procedimenti contro l’Italia per violazione del diritto comunitario sulla libera concorrenza. Di certo la notevole frammentazione di gestori sul territorio, non rende competitiva la conduzione. Questo i comuni lo sanno fin troppo bene. Nel frattempo sono stati accolti in Commissione finanze il 20 settembre alcuni emendamenti al nuovo testo della «delega fiscale» – il testo unificato delle proposte di legge 282, 1122 e 1339, che recano norme in materia di revisione del sistema fiscale mediante delega al governo, e 950 recante norme in materia di contrasto all’elusione fiscale. Con il nuovo testo si vuole assicurare competitività, certezza e trasparenza nei casi di esternalizzazione degli accertamenti e riscossioni con strumenti di garanzia nella fase di acquisizione, da parte dei comuni, delle entrate riscosse. Si punta anche a revisionare i requisiti dell’albo dei concessionari con più stringenti linee guida per la redazione di capitolati di gara e per la formulazione dei contratti di affidamento con l’introduzione di strumenti di controllo, anche ispettivo, dei contratti stipulati e l’allineamento degli oneri e dei costi in una misura massima stabilita come l’art. 17 del dlgs 112/1999 o altro congruo parametro. Ma di rilievo nel testo della delega è il principio che i tributi e le altre entrate siano riscosse con lo strumento del ruolo esclusivamente in forma diretta o con società interamente partecipate, ovvero avvalendosi delle società del gruppo Equitalia spa. Il parlamento dovrà prima determinarsi rapidamente e poi intervenire con cautela e scrupolosa attenzione per evitare di spezzare quel sinallagmatico equilibrio tra gestione dei tributi dello stato e quello degli enti locali. I grandi interessi che giorno dopo giorno si stanno muovendo intorno al mondo della riscossione appaiono sicuramente preoccupanti: denaro pubblico con aggi che incidono sul tributo anche del 30-40% fuori da ogni logico criterio. Una prebenda sul «sangue della gente che fatica per pagare i tributi» per compensare le prestazioni dei gestori sottraendo risorse ai servizi pubblici. Le gestioni private dei tributi sempre più spesso attirano interessi, oggetto di indagini, di arresti eccellenti di amministratori per comportamenti illeciti. Attenta la decisione di Anci di annullare la gara indetta da Anci riscossione. Marcata anche la decisione di Anacap (associazione delle società di riscossione), che con due esposti indirizzati a diversi organi istituzionali ed a tutti i prefetti della regione Campania, ha denunciato le proposte pervenute ai comuni da un ulteriore soggetto che intende inserirsi nel settore della riscossione dei tributi locali avviando, una «Centrale di committenza in favore degli enti associati». A tale proposito appare singolare e non condivisibile l’iniziativa assunta da una prefettura Utg della Campania che anziché raccordarsi con gli Uffici statali per verificare i contenuti degli esposti e tutelare gli enti locali, rimette ogni valutazione sulle asserite illegittime attività, proprio in capo ai comuni. Il quadro delinea una significativa confusione che regna incontrastata in Italia nel campo della riscossione degli enti locali che accresce la frenesia di soggetti ansiosi di inserirsi «nel giro» determinando spesso un «punto di non ritorno». Un problema serissimo a cui il Mef dovrebbe fornire chiare e tempestive direttive ai comuni, i quali, spesse volte, non riescono a capire le insidie che vengono quotidianamente proposte ad essi da soggetti senza scrupoli. Il legislatore, poi, opportunamente ispirato dallo stesso Mef, definisca con ogni urgenza l’iter approvativo del descritto nuovo testo della «delega fiscale» anche in relazione ai criteri per stabilire i tetti massimi dell’aggio da applicare chiudendo quegli spazi, ora esistenti, per temerarie illegittime procedure, frutto di mere invenzioni, a costi insostenibili per i comuni con il concreto rischio di dissestare il bilancio e incidere ancora una volta sulle tasche dei contribuenti.

presidente Anutel
segretario Ancrel Club Campania

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