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La vera scommessa resta la rottamazione

Fonte: Il Sole 24 Ore

Da un lato, infatti c’è la trasformazione dell’attuale società partecipata (51% dell’agenzia delle Entrate e 49% dell’Inps) in un ente pubblico economico che rientrerà sotto l’ala dell’Agenzia. Dall’altro, c’è la rottamazione dei ruoli per accedere alla quale i contribuenti interessati dovranno presentare un’istanza di adesione. Si tratta di una procedura che, prevedendo l’estinzione delle sanzioni e degli interessi di mora, nonché la rideterminazione dell’aggio, in taluni casi può consentire di abbattere fino alla metà il debito complessivo. Uno sconto significativo, insomma, peraltro tanto maggiore quanto più risalente (e pervicace) è la mora del debitore/contribuente. Il regime delineato dal decreto fiscale collegato alla manovra finisce però con il premiare i contribuenti più riottosi mentre penalizza quelli che si sono operati per l’adempimento: per coloro che hanno iniziato a pagare il debito a rate, gli importi pagati a titolo di sanzioni restano infatti persi. Sicché sono trattati meglio coloro che non hanno mai pagato nulla.

Ma nelle ultime settimane (con l’avvicinarsi della scadenza) sono diverse le questioni dubbie che sono state sollevate, come dimostra il numero elevatissimo di quesiti giunti sul tema a Telefisco. La disciplina, infatti, fa dipendere la possibilità di accedere o meno al regime esclusivamente dalla solerzia dei singoli uffici (se nel termine finestra hanno o meno affidato all’agente della riscossione i carichi ovvero notificato gli atti di rideterminazione del debito per gli accertamenti esecutivi oggetto di impugnazione in Commissione tributaria).

La principale criticità, che forse più di tutte rappresenta oggi una remora alla presentazione dell’istanza, è però un’altra ed è rappresentata dalle incertezze che ancora sussistono in merito al momento in cui deve ritenersi perfezionata la domanda di adesione al regime di rottamazione. Le norme a riguardo sono estremamente lacunose se non contradittorie, al punto che le due alternative possibili risultano parimenti argomentabili: sia quella che identifica il perfezionamento con la sola domanda sia quella che, invece, esige almeno il pagamento della prima rata. Di certo, al momento in cui deve inoltrare l’istanza, il contribuente non conosce l’esatto ammontare del debito da pagare per effetto dell’adesione, posto che l’importo esatto sarà comunicato indicativamente solo due mesi dopo (entro il 31 maggio 2017). Se questo rappresenta indubbiamente un argomento forte a favore della tesi che vorrebbe spostare al pagamento almeno della prima rata – inteso come comportamento concludente – il perfezionamento dell’adesione, va ricordato che non sono mancati in passato regimi che hanno richiesto un’opzione del contribuente al buio (è il caso dell’adesione al processo verbale di contestazione).

È vero però anche che lo scarso successo di tali regimi dovrebbe indurre a chiarire che, per il perfezionamento della volontà di aderire, occorre che questa sia pienamente consapevole.

A ogni modo la questione non è marginale, dal momento che la decadenza dal regime – che si determina con il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche solo della prima rata – comporta la preclusione a dilazionare il debito residuo. Da qui i dubbi (e i timori) per chi magari sta pagando un debito dilazionato in modo finanziariamente sostenibile, che si vede costretto a fare istanza senza conoscere l’esatto importo da versare né l’entità delle rate e, così, la loro effettiva sostenibilità, con il rischio della decadenza dal piano di rateazione nel caso in cui il debito risultante dalla rottamazione, da pagare in non più di cinque rate (e il 70% nel 2017), risulti in concreto non gestibile.

Il successo dell’iniziativa passa anche per la rimozione di queste criticità, che di fatto rischiano di allontanare dal regime molti potenziali interessati. Vero è che il clima politico attuale come e soprattutto i termini (molto accelerati) imposti per il completamento della procedura non sembrano lasciare molti margini per i chiarimenti, che sarebbero invece indispensabili.

Resta però l’eventualità di una proroga. Un’eventualità che, anche alla luce dei futuri interventi per il riaggiustamento dei conti dopo la lettera di Bruxelles, potrebbe anche essere meno peregrina.

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