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Negozi, la Tares spaventa già

Il nuovo tributo sui rifiuti e i servizi non fa sconti. Sono infatti soggette alla Tares anche le aree scoperte pertinenziali che sono escluse dal pagamento sia della Tarsu che della Tia.

L’articolo 14 del dl salva Italia (201/2011), che dal 2013 ha istituito il nuovo regime di prelievo sui rifiuti in sostituzione dei tributi attualmente vigenti, esonera dal pagamento solo le aree scoperte pertinenziali di civili abitazioni e quelle condominiali.

Con un aumento notevole della tassazione a carico dei soggetti che svolgono attività commerciali e industriali.

Presupposto del tributo è il possesso, l’occupazione o detenzione di locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Quello che conta è la mera idoneità dei locali e delle aree a produrre rifiuti. Non sono soggette a tassazione solo le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni e quelle condominiali, a meno che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

Dunque, non sono previste altre deroghe in ordine alla tassabilità delle aree scoperte. Non si capisce se questa sia una scelta deliberata del legislatore di imporre il balzello su qualsiasi area, a prescindere dalla destinazione, o solo il frutto di un errore o di una svista nel non aver valutato le conseguenze negative (a maggior ragione in un periodo di difficoltà economiche delle imprese) che possono derivare dalla loro tassabilità. Considerato che, tra l’altro, sono escluse dal pagamento di Tarsu e Tia le aree pertinenziali o accessorie di locali tassabili. Per esempio, il parcheggio di un supermercato o l’area di manovra di uno stabilimento industriale sono esclusi dal pagamento del tributo sui rifiuti. Mentre, saranno soggetti al pagamento della Tares, con un aumento esponenziale della tassazione.

Infatti, l’articolo 49 del decreto legislativo 22/1997 (cosiddetto decreto Ronchi), che disciplina il presupposto per l’applicazione della tariffa d’igiene ambientale, impone la tassazione anche delle aree scoperte.

Tuttavia, in base a questa norma la tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali o aree scoperte a uso privato che non costituiscono accessorio o pertinenza. Si intende per area accessoria o pertinenziale quella che viene destinata in modo permanente e continuativo al servizio del bene principale o che abbia con lo stesso un rapporto oggettivamente funzionale. Per esempio, un cortile o un giardino condominiale, un’area di accesso ai fabbricati civili o industriali e così via.

Quindi, se non interverrà una modifica normativa, saranno soggette integralmente al pagamento della Tares tutte le aree scoperte utilizzate nell’ambito di attività economiche e produttive. Del resto, per le aree scoperte cosiddette operative esiste una presunzione di produzione di rifiuti. E dal 2013 la presunzione opererà anche per le aree accessorie o pertinenziali, in quanto l’articolo 14 non ne esclude l’assoggettamento a tassazione.

L’orientamento giurisprudenziale è univoco nell’affermare che tutte le aree, a parte le ipotesi di esclusioni contemplate dalla legge, sono potenzialmente produttive di rifiuti.

Anche gli specchi acquei sono aree scoperte soggette al prelievo. In materia di Tarsu, il cui presupposto impositivo è analogo alla Tia, come chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza 238/2009, la Cassazione (sentenze 16785/2002 e 9920/2003) ha stabilito non solo che l’amministrazione comunale si possa avvalere della presunzione di produzione dei rifiuti, ma, addirittura, che il contribuente non possa fornire qualunque prova per superare la presunzione di tassabilità. In un quadro normativo così confuso crescono i dubbi degli operatori per l’entrata in vigore del nuovo tributo che, se non ci sarà una proroga, scatterà dal 1° gennaio del 2013. A lanciare l’allarme ieri è stato il presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, secondo cui per i ristoranti la tassa aumenterà mediamente di quasi il 500%, per le discoteche del 700%, mentre bar, pasticcerie, mense e birrerie vedranno lievitare il costo dell’immondizia di ben oltre il 300%.

Fonte: Italia oggi

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