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Proroga Tares con maxi-rata natalizia

La semi-proroga della Tares accompagnata da un nuovo calendario dei pagamenti, ipotizzata mercoledì dal Governo, salva il servizio rifiuti dal rischio collasso per assenza di risorse. Almeno nelle parti trapelate finora, in attesa di vedere le norme scritte nero su bianco nel testo del decreto, non salva i contribuenti da un’ennesima stangata di dicembre. Basta fare due calcoli, e il problema emerge chiaro.
Le ipotesi illustrate dal Governo parlano di una ripartenza dei pagamenti a maggio, con «le stesse modalità» impiegate l’anno scorso per Tarsu e Tia ma con la veste di Tares, che quindi entro fine anno dovrebbe garantire la «copertura integrale» dei costi del servizio e l’applicazione del «metodo normalizzato» di calcolo anche nei 6.700 Comuni (l’80% del totale) ancorati fino a ieri alla vecchia tassa. I rincari, insomma, dovrebbero arrivare comunque nel 2013, altrimenti si creerebbero problemi di copertura, ma alla fine dell’anno, quando si pagherà anche la maggiorazione (30 centesimi al metro quadrato) direttamente allo Stato.
Per provare a capire gli effetti di un’ipotesi del genere si può ipotizzare un calendario in tre rate (sulle decisioni finali dovrebbe essere data autonomia ai Comuni), in cui le prime due seguano anche negli importi le regole della vecchia Tarsu rimandando a dicembre l’appuntamento vero e proprio con la Tares. Per una famiglia che abita in un Comune dove la tassa rifiuti copriva con le vecchie regole l’80% del costo del servizio, un programma di questo genere si tradurrebbe in una rata natalizia quasi doppia rispetto alle vecchie rate. Nei Comuni dove la Tarsu era più vicina all’obiettivo della copertura integrale i rincari sarebbero ovviamente più ridotti, ma nessuno sfuggirebbe agli aumenti perché nei conti di dicembre entrerebbe anche la maggiorazione nella sua nuova veste statale. Ancora peggiori sarebbero però le prospettive per negozi e piccole imprese commerciali che, con l’eccezione dei 1.300 Comuni in cui era entrata in vigore la tariffa (Tia), pagherebbero caro l’appuntamento con il «metodo normalizzato». Elaborando con il solito metodo delle tre rate i super-aumenti calcolati nei giorni scorsi da Confcommercio, si può ipotizzare che un ristorante da 200 metri quadrati pagherebbe a maggio e settembre 267,6 euro a rata, in linea con i livelli della Tarsu, ma a dicembre dovrebbe attendersi una botta da 4.200 euro: anche negli altri esercizi commerciali, la bolletta natalizia peserebbe tra le 10 e le 20 volte di più rispetto alle prime due rate, a seconda della tipologia dell’esercizio commerciale e della sua metratura (che determina la maggiorazione statale). Contando che a Natale si paga il saldo Imu (spesso più che doppia rispetto all’Ici nel caso di negozi e imprese), il secondo acconto Ires e Irpef per gli autonomi, e il conguaglio Irpef per i dipendenti, ogni prospettiva di ripresa dei consumi festivi sembra tramontare.
Anche per questa ragione Confcommercio è tornata ieri a lanciare l’allarme sul rischio-inflazione nella seconda metà dell’anno, ma anche le aziende di igiene urbana continuano a essere preoccupate. La ripresa degli incassi a maggio consente di evitare in extremis il blocco dei pagamenti di fornitori e dipendenti, la “statalizzazione” della maggiorazione da 30 centesimi al metro quadrato aiuta la chiarezza sui costi del servizio, ma la richiesta è quella di mantenere per tutto il 2013 «la Tarsu e la Tia agli stessi livelli e con le stesse modalità del 2012». «Il settore dei rifiuti – spiega il presidente di Federambiente, Daniele Fortini – non ha bisogno di nuovi e fantasiosi modelli ma di una revisione organica, fatta in tempi che consentano un confronto con tutti gli attori, aziende comprese»; il tutto, naturalmente, «garantendo fin dalle prossime settimane le risorse al settore», per evitare «un blocco generalizzato dei servizi di cui avrebbe unica responabilità il Governo». Di un rinvio integrale della Tares si discuterà in Parlamento martedì, con le mozioni di Pd e Pdl.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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