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Rifiuti, più cari a Roma e al Centro. Forti oscillazioni tra le grandi città

Fonte: www.ilsole24ore.com

In quali città le aziende pagano le tariffe più alte per la raccolta dei rifiuti? Il primo pensiero corre al Sud, invece è il Centro Italia l’area dove il costo al metro quadro della Tari è più pesante. Il Sud è allineato alla media nazionale, mentre al Nord le tariffe sono più leggere.

C’è anche una buona notizia: a livello nazionale, dopo anni di continui aumenti, per questa imposta – conosciuta in passato come Tarsu, Tia, Tares – sembra esserci una prima battuta d’arresto. Infatti, guardando la media nazionale, il costo del tributo pagato da un albergo o da un ristorante quest’anno vede il segno “meno” rispettivamente dello 0,5% e dell’1 per cento. Il segnale di una battuta d’arresto per questa tariffa che nell’arco di 15 anni è raddoppiata.

AREE A CONFRONTO
«Siamo di fronte a un ribasso simbolico, forse portato da una minore produzione di rifiuti e di fatto lo considero solo un assestamento del tributo» spiega Donato Berardi, direttore del Laboratorio sui servizi pubblici locali di Ref Ricerche commentando la classifica 2016 realizzata per Il Sole 24 Ore, in cui vengono messe a confronto le tariffe lorde per metro quadro applicate in 64 capoluoghi di provincia con oltre 50mila abitanti per quattro tipi di attività: albergo,ristorante, industria alimentare e supermercato. Se per le prime due c’è un calo minimo, per i supermercati il carico dell’imposta è rimasto stabile, mentre per un’impresa alimentare l’aumento medio è dello 0,7 per cento. «Attenzione – osserva Berardi -: questi cali sono riferiti alle medie nazionali, perché quest’anno, per esempio, per un ristorante a Lecce la spesa cala di un quarto, mentre per un’azienda alimentare a Bergamo cresce del 40%».

Oscillazioni a due cifre dovute alle scelte delle amministrazioni locali. Negli ultimi dodici mesi, rivela l’analisi di Ref Ricerche, emergono decisi aumenti e forti flessioni nel costo del servizio. Certo, c’è il caso record dell’industria in Lombardia, mentre tra le amministrazioni che hanno fatto segnare i maggiori aumenti spicca quella dell’Aquila, che per il 2016 ha applicato un aumento flat di oltre il 18 per cento. Considerando, invece, la spesa per metro quadro emerge il poco invidiabile primato di Roma, che per le diverse attività considerate si conferma la capitale del caro-spazzatura, nonostante un’impercettibile limatina delle tariffe del 2 per cento. Un hotel a Roma spende poco più di 11 euro al metro quadro contro, per esempio, i 4,4 euro di Milano; un ristorante vicino al Colosseo addirittura 42,4 euro (record nazionale) contro i quasi 28 di quello all’ombra della Madonnina e i soli 10,5 di Novara, città con la tariffa più bassa. Per quanto riguarda i supermercati la città più cara in assoluto è Torino con quasi 25,70 euro al metro quadro, Roma è al terzo posto con poco più di 23 euro contro i soli 5 di Cosenza, che chiude la classifica.

Insomma, la Tari è un match che si gioca sui multipli che separano i migliori dai peggiori e probabilmente anche i meno efficienti, nella raccolta e gestione dei rifiuti. È il caso della Capitale, con la municipalizzata Ama nell’occhio del ciclone, le cui tariffe sono tra le più care in Italia. «Per ridurre gli oneri del servizio serve più qualità, efficienza nella gestione e autosufficienza nello smaltimento – aggiunge il direttore del Laboratorio -. Roma è un caso emblematico: è tra le città più care con un servizio mediocre: un risultato a cui concorrono tutte le cause citate. C’è un decreto del presidente del Consiglio dei ministri che delinea una strategia per l’autosufficienza nazionale, ma è in attesa della pubblicazione in Gazzetta».

Inoltre il modello adottato dai comuni penalizza le attività che producono più rifiuti però senza distinguere il tipo: i rifiuti organici possono diventare compost con un valore commerciale, mentre un materasso ha un costo pluriennale di smaltimento in discarica. «Oggi si penalizza chi produce maggiori volumi di rifiuti senza curarsi della loro tipologia ed eventualmente della qualità – rimarca Berardi -. Inoltre non esiste un modello standard di raccolta efficace, perché il porta a porta nelle aree metropolitane non raggiunge gli obiettivi di raccolta differenziata».

I margini di manovra per arrivare a un calo dell’imposta ci sono, spetta ai comuni varare nuovi piani che considerino sia la quantità che la qualità dei rifiuti e i processi per il recupero, il riciclo o la conversione in energia.

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