Questo articolo è stato letto 4 volte

Sui tributi locali rischio da 11 miliardi

Ogni anno, più di tre milioni di cartelle vengono notificate da Equitalia per sollecitare i contribuenti a pagare tributi locali e multe; nello stesso periodo, la macchina della riscossione coattiva porta nelle casse locali un miliardo, mentre gli accertamenti valgono il doppio. Ma dal 1° gennaio tutto questo non succederà più.
A prevederlo è la legge di conversione del decreto sviluppo (legge 106/2011), varato prima dell’estate dell’anno scorso dal Governo Berlusconi, che dopo un anno di “sospensione” prevede ora l’addio di Equitalia ai Comuni a partire dal 2013. Tra riscossione spontanea e coattiva, sono 6.100 i sindaci che si servono dell’agente nazionale della riscossione, e che in queste settimane devono trovare un’alternativa. Non solo: la legge dice che da Capodanno Equitalia «cessa le attività» con i Comuni, restituendo quindi alle amministrazioni locali anche le cartelle che non sono ancora arrivate alla riscossione: quanto valgono?
Un dato puntuale non esiste, ma qualche stima si può fare: il tasso di riscossione dipende dall’anzianità del credito, e oscilla tra il 19% delle cartelle con un anno di età al 66% dei ruoli che hanno avuto 10 anni per arrivare alla cassa, mentre la media 2011 per i debiti nati fra 2000 e 2010 si è attestata al 42,5 per cento. Ipotizzando una base stabile di accertamenti intorno ai 2 miliardi all’anno, significa un carico decennale da oltre 11 miliardi di euro. Ma non è tutto. Le vicende di riscossione più complicate, e non sono poche, vanno ancora più indietro nel tempo, e naturalmente le possibilità di tradursi in incassi scendono man mano che aumenta la loro anzianità. Nessuno è in grado oggi di quantificare il valore di queste partite “storiche”, che si riflettono nei bilanci degli enti sotto forma di «residui attivi» risalenti in qualche caso fino alla prima metà degli anni ’90.
Di tutto ciò si dovranno occupare i sostituti di Equitalia: al problema non sono interessati i pochi che, com’è successo ad esempio a Livorno, vedendo le difficoltà si sono mossi per tempo e hanno reinternalizzato il servizio riscossione, ma tra vincoli alle assunzioni e difficoltà operative questa strada non è aperta a molti. Qualcuno ha riportato nell’ambito comunale una parte dell’attività (è successo a Milano con la Tarsu), altri hanno già fatto la gara per individuare i nuovi alleati nella riscossione, come Brescia che si è affidata a Engineering Tributi per la riscossione “ordinaria” e a Fraternità Sistemi per l’antievasione. Ma la stragrande maggioranza dei Comuni è in attesa.
Una data cruciale per chiarire il quadro è quella di oggi, perché a mezzogiorno scade il bando lanciato dall’Anci per individuare il partner operativo privato della nuova AnciRiscossioni. Nelle intenzioni dell’Associazione dei Comuni, la società nasce per evolversi: al debutto, cederà al partner che vincerà la gara l’esclusiva sul marchio, con cui il privato potrà presentarsi alle gare che saranno indette dai sindaci. In prospettiva, però, raggiunti i requisiti necessari (prima di tutto il capitale sociale, da uno a 10 milioni a seconda delle fasce) dovrebbe iscriversi all’albo, ottenendo in quel caso la possibilità di avvalersi in esclusiva della struttura tecnica del partner. La prima reazione da parte dei riscossori privati non è stata entusiasta, perché l’Anacap (l’associazione che riunisce questi soggetti) ha prima chiesto una proroga dei termini e poi contestato duramente le richieste del bando (tra cui un canone minimo di 50mila euro annui per l’utilizzo del marchio) sostenendo che si sarebbero tradotte in un handicap nella possibilità di concorrere con gli altri soggetti nella pioggia di gare in arrivo. Le società iscritte all’albo sono 173, rappresentano un insieme eterogeneo (nel gruppo c’è anche Poste Italiane, tramite Poste e Tributi, che in questi mesi ha già firmato protocolli d’intesa con alcune Anci regionali), e oggi si saprà in quanti hanno deciso di concorrere alla selezione Anci.
I tempi, comunque, sono strettissimi, perché nelle prossime settimane si dovranno intensificare le gare che rappresentano l’unica alternativa alla gestione diretta da parte del Comune. Il mestiere dei riscossori locali, comunque, non sarà semplice anche a causa delle norme che regolano questa attività. Un problema su tutti, già sperimentato quest’anno da Equitalia, è il freno alle azioni esecutive imposto dallo stesso Dl 70/2011 quando il debito è inferiore ai 2mila euro. Sotto questa soglia, che non consente di attivare le ganasce fiscali e impone di fare due solleciti a intervalli di sei mesi, si attesta il 95% dei debiti fiscali con gli enti locali, con il risultato che nei primi 6 mesi dell’anno gli incassi di Equitalia su questo versante hanno registrato le prime flessioni. È un altro dei tanti problemi che, a meno di revisioni normative in extremis, anche gli “eredi” dovranno affrontare.

I NUMERI

6.100
La platea
Sono i Comuni che oggi utilizzano i servizi di Equitalia nella riscossione spontanea e nella coattiva

49,3%
Nel Mezzogiorno
La quota più alta di cartelle per la riscossione coattiva dei tributi comunali effettuata da Equitalia si concentra al Sud. Negli ultimi 3 anni, le Regioni meridionali hanno totalizzato in media il 49,3% delle cartelle, contro il 31,1% del Nord e il 19,6% del Centro

496 euro
Il valore
È l’importo medio delle cartelle prese in carico da Equitalia nella riscossione coattiva dei tributi locali negli ultimi 3 anni. Fra 2009 e 2011 il valore medio delle cartelle è cresciuto del 2,6%

Fonte: Il Sole 24 Ore del lunedì

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>