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Imu, tempi più lunghi per la riforma

Tutte le ipotesi saranno passate in rassegna, ma è del tutto improbabile che dal vertice di maggioranza in programma per oggi esca una soluzione definitiva sull’Imu. Con l’approvazione definitiva da parte del Senato è stato appena convertito in legge il decreto che sospendeva la prima rata in pagamento a giugno; ora governo e partiti dovranno tentare di delineare lo scenario futuro, che per quanto riguarda il prelievo sugli immobili potrebbe prevedere a questo punto un assetto provvisorio per l’anno in corso e poi una riforma più organica da applicare a partire dal 2014. L’incontro di stamattina però servirà innanzitutto a definire la questione Iva, più urgente perché vanno presentati alla Camera i relativi emendamenti. I nodi sono due: trovare le risorse per prorogare di altre tre mesi l’attuale livello dell’imposta ed eventualmente individuare una copertura alternativa rispetto a quella già definita per il rinvio dell’aumento da luglio a ottobre. Se il ministero riuscirà a mettere insieme un miliardo di risparmi è probabile che siano usati per la prima finalità; a quel punto per il restante miliardo resterebbe in piedi la copertura consistente nell’aumento degli acconti delle imposte dirette. Un aggiustamento potrebbe invece essere trovato sul tema della tassazione delle sigarette elettronica, sempre contenuto nel decreto “del fare” (che assicura comunque importi molto più piccoli): il prelievo del 58 per cento potrebbe essere sostituito con una tassazione fissa di 2 centesimi su ogni milligrammo di nicotina. Una volta definiti questi aspetti, ed affrontato anche il tema degli aventuali aggiustamenti alle norme per il lavoro ai giovani, si potrà passare a discutere dell’Imu. Il primo obiettivo è naturalmente definire cosa succederà nel 2013: dato per scontato che la prima rata saltata a giugno non sarà messa in pagamento nemmeno a settembre, l’arco delle soluzioni va sulla carta dalla cancellazione totale voluta dal Pdl a ipotesi di rimodulazione. Trovare in una fase già avanzata dell’anno altri quattro miliardi, che dovrebbero arrivare da ulteriori risparmi di spesa, appare però impresa quanto mai ardua e al di là delle dichiarazioni di principio difficilmente sostenibile per gli stessi partiti. Già la metà sarebbe una cifra assai consistente, che permetterebbe di dimezzare il versamento dell’imposta per il 2013. Resta da stabilire se ridurlo con la stessa intensità per tutti i contribuenti, oppure procedere con una rimodulazione quale ad esempio l’incremento della detrazione base per abitazione principale, oggi a 200 euro. L’assetto finale della tassazione immobiliare sarebbe rinviato alla legge di stabilità, in occasione della quale sarà fatto il punto sulle risorse complessivamente disponibili per il 2014. Potranno essere prese in considerazione molte delle ipotesi emerse nelle settimane scorse: oltre all’eventuale cancellazione totale, anche l’ancoraggio dell’esenzione per abitazione principale all’Isee oppure il ricorso al parametro dei metri quadrati effettivi. Ovviamente queste soluzioni sono connesse alla riforma del catasto a cui nel frattempo dovrebbe essere dato il via con la legge delega sul fisco; una riforma che comunque avrà bisogno di alcuni anni per passare alla fase di attuazione.

Fonte: Il Messaggero

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