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Rateazione IMU e TASI: le cautele da adottare e la loro contabilizzazione

Il Punto di S. Zammarchi

Imposte case: Tasi e Imu

La fiscalità locale è regolata da specifiche disposizioni che disciplinano le diverse entrate comunali, fondate sui principi retti dalla lex specialis. Quindi, gli enti locali sono tenuti a rispettare tali norme fissate dal legislatore nazionale, pur con la possibilità di derogare alle stesse nei limiti posti dalla potestà regolamentare riconosciuta ai Comuni dall’art. 52 del D. Lgs. n. 446/97. Pertanto tutte le procedure non stabilite in maniera perentoria dalla legge nazionale, possono essere disciplinate dal singolo ente in ragione della predetta potestà regolamentare. L’esercizio del potere attribuito ai Comuni è inoltre vincolato dai precetti generali che reggono l’ordinamento tributario nazionale, oltre che da quelli afferenti alla stessa fiscalità locale (in primis lo Statuto dei diritti del contribuente – Legge n. 212/2000 – e le previsioni dell’art. 1, commi da 161 a 169 della Legge n. 296/2006), nonché dai principi dettati dalla Costituzione, con particolare riferimento all’art. 3, 23, 53 e 97.
Ne consegue che le modalità ed i criteri da adottare per l’esame di istanze presentate dai contribuenti con la finalità di ottenere la rateizzazione delle somme dovute a seguito di notifica di avviso di accertamento, se non disciplinati con apposito regolamento comunale approvato dal Consiglio Comunale, dovranno essere dedotti facendo riferimento ai principi generali in materia.
La procedura è innescata dalla specifica istanza (eventualmente su modello predisposto dal Comune) prodotta dal contribuente, con cui  viene formulata la proposta di rateazione, indicando il numero di rate con cui di intende eseguire il pagamento e, soprattutto le motivazioni e le cause che hanno condotto alla temporanea crisi di liquidità. Questo è infatti il profilo più rilevante e quello che occorre esaminare con maggior attenzione, soprattutto in assenza di adozione di apposito regolamento comunale da parte dell’ente impositore. Tale aspetto è forse quello che pone maggiori criticità: la valutazione della “temporanea difficoltà economica” è presupposto per la stima della effettiva capacità del contribuente di far fronte agli impegni che intende assumere, e quindi della quantificazione di un tempo “congruo” per il “rientro” e, nel contempo, che consenta di assicurare all’ente impositore il rientro del credito, assegnando al contribuente un tempo utile per dilazionare il debito.

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