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Sul nodo Tarsu/Tia parola alla Consulta

Nei Comuni della Campania si registra una situazione paradossale sul fronte della Tarsu-Tia, causata dell’articolo 11 del Dl 195/2009 che ha trasferito alle Province la riscossione del tributo sui rifiuti. È stata poi introdotta dal 2010 al 2012 una fase sperimentale a doppio binario che consente ai Comuni di calcolare le tariffe in base a due distinte quote: una determinata dalle Province e l’altra dai Comuni. Di fatto si è creato un problematico intreccio di competenze, tale da richiedere l’intervento del Mef che – con la nota del 25 luglio 2012 – ha chiarito che i soggetti preposti all’accertamento e alla riscossione della Tarsu- Tia sono le società provinciali, ove costituite. Le stesse, fino al 31 dicembre 2012, avrebbero potuto affidare ai soggetti privati iscritti all’albo lo svolgimento delle attività di accertamento e riscossione. La Tares, comunque, rientra nell’esclusiva competenza dei Comuni i quali sono liberi di effettuare la gestione del tributo nel modo che ritengono più opportuno.

Le società provinciali sono state costituite in tutte le Province della Campania e si occupano della gestione dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati, ma soltanto quella della Provincia di Napoli (la Sapna) ha espletato una gara per l’affidamento delle attività di accertamento e riscossione della Tarsu-Tia. Pertanto, solo nel territorio provinciale di Napoli è stata data piena attuazione al Dl 195/2009, mentre nel resto della Campania tutto è rimasto come prima, lasciando la gestione della Tarsu-Tia ai Comuni.

Dal 2013 la situazione è tornata alla normalità con la Tares, ma resta il problema dell’attività di recupero del pregresso, che vedrebbe coinvolta la Provincia di Napoli dal 2010 al 2012 e i Comuni per il periodo precedente. Così il contribuente potrebbe risultare evasore per il Comune ma non per la Provincia, e viceversa: una situazione grottesca sulla quale si dovrà pronunciare la Corte costituzionale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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