Regole e risorse per la transizione energetica

Il settore pubblico ha un bisogno enorme di riqualificazione energetica, ma non può affrontarlo solo con risorse pubbliche dirette: la partita si gioca sul post PNRR

 

Il Sole 24 Ore
30 Aprile 2026
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di MONICA IACONO (dal Sole 24 Ore)

La transizione energetica è una sfida che si gioca su strategie industriali di cui possono beneficiare sia il settore pubblico che quello privato. Affinché diventi un fattore strutturale di competitività, crescita e occupazione, è indispensabile adottare un modello maturo e collaborativo, in cui le istituzioni fissano una visione chiara, individuano le priorità strategiche e creano le condizioni per mobilitare e indirizzare in modo efficace i capitali privati. Nello scenario attuale, caratterizzato da volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche e aumento della domanda energetica, per imprese e PA l’energia non è più una semplice voce di costo: incide direttamente sulla competitività e sulla capacità di investimento. Negli ultimi anni, anche grazie alle straordinarie risorse messe a disposizione dal PNRR, gli investimenti in efficienza energetica hanno registrato una crescita significativa.

Una risposta positiva del sistema Paese di fronte a un’opportunità importante che, tuttavia, abbracciava una dimensione temporale limitata e non legata a una pianificazione industriale. Il passo successivo consiste nella definizione di un quadro di obiettivi chiari, abilitato da regole stabili e strumenti strutturali di lungo periodo. I numeri indicano come il mercato dei servizi energetici possa svolgere un ruolo strategico nella crescita economica: è un settore che, oggi, vale circa 17 miliardi di euro e può arrivare a 40 miliardi al 2030.

Il punto, oltre alla dimensione del mercato, è la qualità dell’impatto che può generare: riduzione della bolletta e maggiore prevedibilità dei costi, minore esposizione alla volatilità, modernizzazione del patrimonio pubblico e resilienza del sistema industriale. Nel post PNRR, settore privato e Pubblica Amministrazione partono da esigenze diverse e richiedono strumenti distinti. Nel privato è necessario un cambio di paradigma. L’energia deve essere considerata un driver strategico, non solo per chi la produce ma anche per chi la utilizza. Serve una visione integrata che superi la logica degli interventi puntuali e abbia un approccio sistemico con impatto di lungo periodo. Un mix di efficienza, generazione distribuita e storage può abilitare un risparmio fino a 6 miliardi di euro all’anno e un potenziale di 5 miliardi di euro di maggiore fatturato reale all’anno, contribuendo significativamente ad accrescere la competitività del sistema industriale e liberando risorse da reinvestire in innovazione e crescita. Le ESCo possono giocare un ruolo decisivo, sommando alla capacità finanziaria le competenze necessarie a rendere gli investimenti concretamente realizzabili. Modelli come gli EPC (Energy Performance Contract), i PPA (Power Purchase Agreement) e le soluzioni capex-light consentono alle imprese di beneficiare dei risultati di interventi complessi senza distogliere risorse dal core business. Il ragionamento sulla finanza privata vale in modo ancora più forte per la PA.

Il settore pubblico ha un bisogno enorme di riqualificazione energetica, ma non può affrontarlo solo con risorse pubbliche dirette. I capitali privati possono diventare un moltiplicatore della capacità di investimento pubblico: entro il 2030 il comparto dei servizi energetici potrebbe mobilitare risorse pari a circa il doppio della spesa statale, generando risparmi in bolletta stimabili in quasi 500 milioni di euro ogni anno.

Vanno rafforzati strumenti come i partenariati pubblico-privati, che permettono di programmare interventi integrati, affrontare gli investimenti iniziali più rilevanti e distribuire i benefici nel tempo. La fase che si apre richiede un cambio di strategia: processi stabili e prevedibili per PA, imprese e investitori, coerenza tra strumenti e meno sovrapposizioni normative, con incentivi mirati ai risultati. Se riusciremo a costruire un quadro regolatorio stabile e un’architettura di sistema più efficace, il post PNRR potrà rappresentare un passaggio decisivo: quello in cui la transizione energetica diventa una leva strutturale di competitività, crescita e modernizzazione del Paese. 

*Articolo integrale pubblicato su Il Sole 24 Ore del 30 aprile 2026 (In collaborazione con Mimesi s.r.l.)

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