L’esenzione dall’IMU per l’abitazione principale continua a essere oggetto di un intenso contenzioso, soprattutto nei casi in cui venga contestata la dimora abituale del contribuente. La giurisprudenza della Corte di cassazione ha chiarito che i consumi delle utenze domestiche costituiscono un elemento probatorio significativo per accertare l’effettivo utilizzo dell’immobile, ma non assumono valore autonomo ai fini del riconoscimento dell’agevolazione. Nella disciplina vigente dell’IMU, infatti, la dimora abituale deve concorrere con il requisito della residenza anagrafica.
Indice
La dimora abituale è un requisito sostanziale dell’esenzione
La normativa sull’IMU richiede che l’immobile sia destinato ad abitazione principale, ossia il luogo nel quale il possessore risiede anagraficamente e dimora abitualmente.
La verifica della dimora abituale riguarda la concreta utilizzazione dell’immobile quale centro stabile della vita familiare e personale del contribuente.
Si tratta quindi di un requisito sostanziale che l’amministrazione comunale può accertare anche attraverso elementi di fatto.
Le utenze costituiscono una prova, ma non sostituiscono la residenza
Secondo la Corte di cassazione (sentenza n. 2166/2020), la dimora abituale può essere dimostrata mediante elementi oggettivi idonei a evidenziare l’effettiva e stabile utilizzazione dell’immobile.
Tra questi assumono particolare rilievo:
i consumi delle utenze domestiche;
la presenza continuativa nell’abitazione;
l’organizzazione della vita quotidiana.
Le bollette di luce, acqua e gas rappresentano dunque un mezzo di prova qualificato, da valutare insieme agli altri elementi del caso concreto.
Per l’IMU non basta dimostrare di vivere nell’immobile
La giurisprudenza distingue chiaramente la disciplina dell’IMU da quella previgente dell’ICI.
Se, in passato, gli elementi di fatto potevano assumere maggiore rilevanza nel dimostrare la dimora abituale anche in presenza di irregolarità anagrafiche, la normativa IMU richiede invece il concorso di entrambi i requisiti previsti dalla legge.
Per questo motivo, le utenze non possono sostituire il requisito formale della residenza anagrafica, ma possono soltanto contribuire a dimostrare che il contribuente dimora effettivamente nell’immobile.
Le verifiche dei Comuni
La pronuncia conferma l’orientamento seguito da numerosi Comuni nelle attività di controllo.
L’accertamento sull’abitazione principale non può fondarsi esclusivamente sulla residenza anagrafica né, al contrario, sui soli consumi delle utenze.
L’amministrazione è chiamata a svolgere una valutazione complessiva del quadro probatorio, verificando la presenza contemporanea dei requisiti previsti dalla normativa e l’effettivo utilizzo dell’immobile come abitazione principale.
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