IMU: l’esenzione per gli immobili di culto va provata

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 20088 del 16 giugno 2026

24 Agosto 2026
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La Corte di cassazione, con la sentenza n. 20088 del 16 giugno 2026, chiarisce che l’esenzione ICI/IMU per gli immobili di culto degli enti non commerciali spetta solo se il contribuente prova la loro destinazione ad attività di culto o strettamente connesse. Nel caso esaminato, relativo a una congregazione religiosa, l’onere della prova ricade sul soggetto interessato.

Indice

Il principio affermato dalla Cassazione

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 20088 del 16 giugno 2026, torna sul regime di favore riservato agli immobili di culto. Il beneficio dell’esenzione ICI/IMU è riconosciuto agli enti non commerciali che vi svolgono la propria attività istituzionale. Nel caso in esame il soggetto interessato è una congregazione religiosa. Il punto centrale della pronuncia non riguarda l’esistenza dell’agevolazione, quanto le condizioni per farla valere: l’esenzione non opera in modo automatico, ma presuppone la dimostrazione dell’effettivo utilizzo dell’immobile per le finalità tutelate.

Quando l’immobile è esente: culto e attività connesse

Secondo la Corte, l’esenzione copre le unità immobiliari destinate ad attività di culto e quelle a essa strettamente connesse. Rientrano in questa seconda categoria, in particolare, l’ospitalità e l’abitazione dei religiosi membri della comunità. Il collegamento funzionale con l’attività di culto è quindi l’elemento che qualifica l’immobile come esente: non basta la titolarità in capo a un ente non commerciale né la generica destinazione religiosa. Ciò che conta è la concreta riconducibilità dell’uso alle finalità istituzionali riconosciute dalla norma.

L’onere della prova a carico del contribuente

L’aspetto operativo di maggiore impatto è la ripartizione dell’onere probatorio. La destinazione dell’immobile deve essere provata dal soggetto interessato, cioè dal contribuente che invoca l’esenzione. Per gli enti non commerciali questo si traduce in indicazioni pratiche precise:

  • documentare l’effettiva destinazione delle unità immobiliari ad attività di culto o connesse;
  • conservare gli elementi che attestano l’uso a fini di ospitalità o abitazione dei religiosi della comunità;
  • mettere tale documentazione a disposizione degli uffici tributi comunali in caso di verifica.

In assenza di prova, l’esenzione può essere legittimamente negata dal Comune.

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